ORIGINALITA’
DEL METODO

William Garner Sutherland affermò nel 1920 che le ossa del cranio non erano fuse tra loro, come comunemente si credeva fino ad allora, ma bensì articolate per interposizione di tessuto connettivo e rilevò per primo che esse effettuavano dei micro movimenti di flesso-estensione ed intra ed extra-rotazione . Rilevò, tramite studi condotti su sè stesso, la presenza nel cervello di un movimento involontario ritmico di espansione/retrazione di 8-14 movimenti al minuto e che esso permetteva le fluttuazioni ritmiche (indipendenti dai movimenti cardiaci e respiratori) che agivano come un meccanismo idrodinamico attraverso tutto l’organismo.
Su queste basi Poyet estese i movimenti vitali ritmici craniali a tutte le ossa dello scheletro : fu un grande lavoro d’indagine e di analisi! Scoprì delle relazioni fondamentali cranio-pelviche, che determinano la qualità dei micromovimenti al cranio, e intuì e trovò una rete reattiva di collegamenti energetici in grado di riportare velocemente all’organismo le proprie capacità di auto guarigione, che con semplici sfioramenti informativi ed induttivi “non più pesanti di una farfalla che si appoggia su un fiore” per reazione a catena si diffondevano e agivano sul corpo. Questa rete reattiva energetica della dinamica circolatoria dei fluidi l’individuò sull’osso sacro. Poyet affermava la necessità di restituzione e armonizzazione della motilità quale condizione indispensabile al libero potenziale espressivo della mobilità, secondo la MTC (medicina tradizionale cinese) la motilità (Yin) è madre della mobilità (Yang). Prendere coscienza di questi movimenti appena percettibili ha consentito l’apertura a una scienza estremamente fine e precisa. (tratto da: Osteofluidica-il Cammino della Salute)

Il metodo osteofluidico cranio sacrale si avvale per la sua perfetta esecuzione di strumenti.

Lo strumento più importante è l’ascolto tattile. Con il tatto è possibile scoprire come i fluidi vitali circolano all’interno di ogni regione corporea e come animano ogni struttura. All’interno del cranio è presente il movimento respiratorio primario (che si forma nel feto prima del cuore), che come onde irrora tutto il corpo. In questa fase il metodo osteofluidico cranio sacrale indaga il moto dei fluidi per trovare dove la pulsazione è stata interrotta da eventi stressanti. Nella seconda fase utilizza un piano di azione rigoroso che tiene conto della biologica (Logica della Vita) che riporta il problema locale nel suo contesto globale, ad esempio, l’organizzazione delle differenti tensioni sono collegate ai percorsi dei Meridiani ed al loro significato Psico-energetico. Il terzo strumento usato è l’uso di stimolazioni riflessogene leggere su alcune zone precise del corpo. In particolare sull’Osso Sacro per liberare i circuiti che non sono più operativi e rilanciare la dinamica vitale là dove serve. Queste stimolazioni  sono rispettose dell’organismo e come amava dire Poyet  “pas plus fort qu’un papillon se posant sur une fleur” non  più forti di una farfalla che si posa su un fiore . Il quarto strumento adottato è il risveglio della coscienza corporea: per tutta la durata del trattamento la persona è sollecitata a partecipare attivamente, a volte con la respirazione  ed un lasciare andare nel punto da riequilibrare. La partecipazione attiva mette in moto la capacità di sentire il corpo dall’interno nelle sue differenti manifestazioni, ma consente anche di comprendere a livello più generale, globale, le reazioni psicosomatiche che ogni persona genera nella gestione quotidiana dei suoi stress. La coscienza corporea riporta l’organismo nelle condizioni che gli permettono di riequilibrarsi spontaneamente.