Psico-Somatica o Somato-Psichica ?

Psico-Somatica o Somato-Psichica ?

La Psicosomatica è una disciplina utile per trovare la connessione tra un disturbo somatico e la sua causa, che spesso può rivelarsi di natura psicologica.

I disturbi somatici infatti si caratterizzano per i persistenti e numerosi dolori fisici, ma anche mentali (pensieri eccessivi, ansia, stress).
Le cause sono quindi da ricercare nella propria psiche soprattutto,  dato che i disturbi sono quasi sempre prodotti involontariamente e inconsciamente a prescindere dalla volontà dell’individuo.

Le cause sono collegate infatti, più all’inconscio di una persona, ovvero quelle attività mentali che in genere non vengono “metabolizzate” dalla coscienza di un individuo.

Se ti interessano ulteriori informazioni sulla coscienza dell’uomo, leggi anche: “Coscienza collettiva e menti interconnesse”.

Di seguito l’importanza della Psicosomatica nell’Osteofluidica Cranio Sacrale.

Psicosomatica: il pensiero di Fabio Rizzo

Tra la disciplina Osteofluidica Cranio Sacrale, divulgata da Fabio Rizzo e la Psicosomatica, esiste un collegamento inscindibile.

Se da un lato i problemi sono di origine Psicosomatica ovvero nascono nella psiche e si manifestano nel corpo, la loro neutralizzazione segue specularmente il processo inverso Somato-psichico.

Da qui l’urgenza di restituire al corpo la libertà dagli effetti perturbanti provenienti da emozioni che hanno sede nell’inconscio quali collera angoscia paure ecc… autentici corti circuiti con effetti paralizzanti sull’organismo.

La Psicosomatica nell’Osteofluidica è infatti fondamentale per poter recuperare le informazioni che consentono al soggetto di interpretare la restrizione, il sintomo che lo sta affliggendo.

In ogni sintomo fisico esiste un contenuto psichico !

Il disturbo è importante perché, a seconda che sia dislocato nella parte inferiore o superiore, a destra o a sinistra nell’organismo , permette di poter dare un “senso” e una risposta, trovare  una soluzione (pacificante) al conflitto inespresso che trova come palcoscenico… il nostro corpo.

Conclusioni

Come avrete capito, l’Osteofluidica crea una forma di  “alleanza Somato-Psichica” riunificante. Essa considera la Persona nel “Suo” insieme, non quindi alla stregua di una somma di parti bio-meccaniche distrettuali collegate tra loro.

Per risalire alle cause delle condizioni di disagio che possono affliggere una persona, necessita di Interagire sull’ Unità Psico-Corporale e riportare la persona a (ri )Sentire la Sua Unicità.

Aiutarla a comprendere la responsabile importanza di esprimersi autenticamente e consapevolmente. Aiutarla a prendere coscienza che il Corpo quando urla di dolore è un “amico” autentico.

Le interrelazioni tra i condizionamenti esterni, socio-parentali, e il proprio ritrovato Ri-Sentito, saranno i garanti della propria autonomia e il miglior cammino per restituire voce alla propria salute e con essa, alla propria Anima.

Per saperne di più su quest’argomento, vi invitiamo a seguire la nostra pagina FB (clicca qui), in cui troverete anche il relativo video.

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Attacchi d’ansia: come superarli

Attacchi d’ansia: come superarli

Gli attacchi d’ansia sono provocati da una sensazione di paura estrema di fronte ad una sensazione di pericolo, che sia vero o solo presunto. Nel momento in cui l’essere umano prova paura perché è in pericolo, o crede di esserlo, il cervello aziona automaticamente un meccanismo di difesa. Che porta al rilascio di una quantità maggiore di adrenalina rispetto al normale.

Quando il pericolo è reale, l’adrenalina risveglia l’attenzione e porta il corpo a sfruttare il massimo dell’energia muscolare. In questi casi, l’ansia è una risorsa fondamentale che aiuta corpo e cervello a stare in allerta, e a trovare un modo per uscire dal pericolo.

Se però gli attacchi d’ansia si manifestano in maniera ingiustificata, eccessiva e più spesso del normale, ci si trova di fronte ad un disturbo.

A questo punto, è importante trovare il metodo di uscire da questo “circolo vizioso”, che può causare seri problemi alle persone e al loro modo di vivere.

Attacchi d’ansia: quando la paura “invalida” la vita

Capita spesso che, di fronte a una situazione di tragedia o di grave pericolo, una persona faccia automaticamente cose che normalmente non sapeva di poter fare. Si pensi a quando si sente qualcuno dire “Non so dove ho trovato la forza per fare quello che ho fatto”. In realtà, quella forza è scaturita meccanicamente dal cervello, che ha dovuto trovare un modo per difendersi, sopravvivere e salvarsi dal pericolo.

L’ansia è dunque una condizione naturale dell’essere umano, che in molti momenti della vita si trasforma in forza. Il problema nasce però quando non esiste un pericolo reale, ma immaginario. Si pensi alla fobia di affrontare la gente, ai disturbi ossessivo-compulsivi, o ai disturbi post-traumatici.

Queste situazioni risultano invalidanti per la vita di una persona, e anche per la stabilità mentale. Nel momento l’individuo entra nell’ottica di provare paura per una cosa che generalmente non dovrebbe fare paura, il cervello sente comunque il pericolo e attua il suo meccanismo di difesa.

Dunque inizia la sudorazione, la tachicardia, la sensazione di mancanza di respiro, i dolori al petto, la nausea. E queste condizioni possono tradursi secondo la differenziazione di intensità fino in attacchi di panico.

Tali esperienze, soprattutto quando diventano frequenti nella vita di tutti i giorni, è come se rendessero invalida la persona che li subisce. Gli attacchi d’ansia infatti tendono a bloccare l’individuo e gli impediscono di affrontare anche le situazioni più facili e comuni.

In qualche modo, l’ansia eccessiva rende la persona incapace di reagire, e condizionata costantemente dalla paura di non sapere cosa fare per “mettersi in salvo”.

Ansia ingiustificata: come l’osteofluidica può essere d’aiuto

A questo punto, diventa necessario l’intervento di un professionista, che sappia come agire per riportare l’individuo alla realtà. E per ripristinare nel suo cervello la normale condizione di vita e la proporzione naturale della paura.

La disciplina osteofluidica, nei casi di attacchi d’ansia, può costituire realmente un percorso di salvezza. Tale terapia infatti si occupa sostanzialmente di ascoltare il corpo e i fluidi che scorrono al suo interno.

Durante il trattamento, il professionista è in grado di comprendere quali sono le cause che generano questo livello di panico nell’individuo. Sfiorando dei punti precisi nel corpo, egli riesce a liberare l’energia interna che è “soffocata” dalla paura, e aiuta la persona a liberarsi.

I trattamenti dell’osteofluidica però, non consistono solo nell’approccio fisico con il paziente. Il professionista infatti, durante tutto il percorso, comunicherà costantemente con l’individuo e riuscirà a risvegliare la sua coscienza, portandolo nella condizione di auto-guarirsi da quei traumi che ha subito. E che, appunto, condizionano il suo cervello fino a provocargli i frequenti attacchi d’ansia.

Si interagisce quindi con le restrizioni inibitrici dei maggiori flussi energetici, attraverso respirazioni localizzate e normalizzazioni muscolari delle emi-cupole diaframmatiche, per intervenire immediatamente nel ricreare lo spazio sufficiente all’energia per poter ritrovare la sua migliore distribuzione circolare.

Il muscolo diaframmatico è responsabile infatti delle maggiori tensioni in ambito emozionale oltre ad essere sede del plesso solare. Il diaframma “grande dimenticato” come viene chiamato dagli esperti è infatti un muscolo potentissimo in grado se teso di restringere gli orifizi che ospitano il passaggio del nervo vago e dell’aorta, cause prime del senso di pericolo percepito.

Sostanzialmente, la disciplina osteofluidica è in grado di insegnare alla persona come diventare padrona della propria vita. Nel momento in cui impara a scegliere consapevolmente e a conoscere il proprio potenziale, l’individuo smette di “sentirsi vittima” e inizia a vivere davvero in libertà.

Foto di Pete Linforth da Pixabay

Coscienza collettiva e menti interconnesse

Coscienza collettiva e menti interconnesse

Esiste la coscienza collettiva? Le nostre menti sono interconnesse tra loro? Una serie di esperimenti sul rapporto tra pensiero collettivo realtà condotti dal Dr. Roger Nelson, hanno portato alla creazione nel 1998 del Progetto di Coscienza Globale.
Denominato anche GCP (Global Conscoiusness Project), condotto proprio nella celebre Università di Princeton.
Si è dimostrato che le nostre menti sono tra loro strettamente interconnesse e possono influenzare gli eventi e addirittura i computer.
Di seguito tutto ciò che sappiamo sulla coscienza collettiva.

Coscienza collettiva: gli esperimenti

Infatti gli esperimenti hanno monitorato che durante gli avvenimenti con un impatto collettivo elevato si è verificato un insolito andamento nei dispositivi utilizzati.

Le macchine dell’esperimento denominate Reg (Random Event Generator) funzionano come generatori casuali, cioè come se noi lanciassimo una monetina in aria e contassimo le volte che esce “testa” o “croce”.Inoltre sono in grado di ipotizzare anticipatamente un pronostico su ciò che verrà estratto e contare il numero di volte che le previsioni si rivelano esatte.

L’interconnessione delle menti secondo i Reg

Le operazioni quindi che eseguono questi reg sono tre: pronostico, estrazione e verifica. Dopo un  numero cospicuo di volte, la media si stabilizza, secondo le leggi della probabilità, su 50/50.

Ma inaspettatamente questo non si verifica quando accadono degli eventi di proporzioni mondiali  come  il crollo delle torri gemelle, le eruzioni vulcaniche o durante i cataclismi naturali.

Si nota che i risultati fuoriescono dallo standard di probabilità, eludendo ogni legge statistica esistente.

Questo fenomeno incredibile si può correlare all’ esperimento sull’Intenzione di Pace, che fu fatto all’epoca  di Maharishi Mahesh Yogi, padre della Meditazione Trascendentale.

Conclusioni

Da tale esperimento, ma anche in altre occasioni di meditazione e preghiera, si è notato che il numero delle violenze, di reati e visite al pronto soccorso, nella zona in cui si praticava, diminuiva sensibilmente.

Concluso  l’esperimento , la violenza si riproponeva in ugual misura come nel periodo precedente.

Tutto ciò ci fa presupporre che le nostre menti possiedono anche una dimensione collettiva, un’interconnessione che influenza il mondo esterno e  ci fa presupporre che quest’ultimo è un estensione del nostro modo di pensare e di essere.

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Comunicazione non verbale: il linguaggio del corpo

Comunicazione non verbale: il linguaggio del corpo

Quando interagiamo con un’altra persona siamo attenti soprattutto alla comunicazione verbale, cioè a quello che diciamo. La maggior parte dei messaggi emozionali e gli atteggiamenti interiori sono invece espressi prevalentemente attraverso un canale preferenziale: il nostro corpo.

Imparando a conoscere questa parte  non solo riusciamo a decodificare gli altri, ma  possiamo sviluppare una conoscenza più approfondita di noi stessi.

Perchè ciò che ci trasmette il linguaggio del corpo è un messaggio che proviene direttamente dal nostro inconscio.

Comunicazione non verbale: cos’è e cosa comprende

La comunicazione non verbale è una disciplina abbastanza complessa, per applicarla bisogna tener conto di un insieme di elementi. Come il contesto, la relazione interpersonale osservata nella sua interezza e le specificità del nostro interlocutore.

Occorre, quindi, molta prudenza nell’interpretazione perché nessun segnale ha un significato univoco.

La portata di questa tematica la si può comprendere dall’affermazione di una famosa ricercatrice degli anni Settanta James Borg, secondo la quale nei rapporti interpersonali la comunicazione non verbale rappresenta addirittura il novanta per cento dei messaggi che le persone si scambiano.

La comunicazione non verbale comprende anche la prossemica o spazio vitale, cioè la distanza in base a cui l’uomo regola i rapporti interpersonali.

Edward Hall, l’antropologo che ha coniato il termine, definisce questa disciplina:

lo studio di come l’uomo struttura inconsciamente i microspazi – le distanze tra gli uomini mentre conducono le transazioni quotidiane, l’organizzazione dello spazio nella propria casa e negli altri edifici e infine la struttura delle sue città.

Infatti, l’ambiente attorno all’essere vivente non è neutro, ma è suddiviso in quattro aree: intimo, personale, sociale e pubblico. Questa ripartizione è suscettibile di variazioni secondo le diverse culture.

L’interpretazione del linguaggio del corpo

Il nostro spazio vitale si estende  per circa un metro dal corpo, ogni violazione comporta un aumento di tensione e una sensazione sgradevole di essere invasi.

Tolleriamo questa intromissione solo in ambienti affollati, in cui lo spazio prossemico si riduce, mentre siamo poco comprensivi quando qualcuno ci si avvicina troppo senza motivo.

Durante una conversazione,approssimarsi o allontanarsi dall’interlocutore sono movimenti che hanno un loro significato.

Infatti nella prossemica se mi avvicino durante una discussione è tendenzialmente un “sì” a ciò che l’altro sta dicendo, mentre la postura indietreggiante è il messaggio opposto.

Molte volte l’incoerenza tra le parole e ciò che esprimiamo con il corpo non è una menzogna consapevole, ma può essere un’incongruenza manifestata dall’inconscio.

Il volto invece può essere interpretato come un tiro al bersaglio, dove la parte centrale ha un valore più alto. Ad esempio toccarsi il naso è uno scarico tensionale negativo.

Se quindi ti dico “ mi fa piacere accompagnarti dal medico” e poi mi  tocco il naso probabilmente non sono d’accordo con ciò che ho detto, esprimo così il mio disagio.

A questo punto è importante chiedersi il motivo di questa incongruenza,  magari per scoprire  un’emozione rimossa e quindi andare verso ciò che è in linea con il nostro vero Essere.

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Depressione post-partum: la guida completa

Depressione post-partum: la guida completa

Oggi parliamo di depressione Post Partum e dei rimedi che l’Osteofluidica offre per questo stato d’animo.

La maternità è una delle gioie più grandi per una donna, eppure in molti casi, nei primi tempi dopo il parto la neo mamma prova una profonda tristezza con crisi di pianto improvvise, senza ragioni specifiche.
Se la crisi è tollerabile e si risolve nell’arco di circa un paio di settimane, non c’è nulla di cui preoccuparsi. Si tratta di una reazione dell’organismo femminile determinata dal forte stress psicofisico associato al parto e dallo stravolgimento ormonale che esso comporta.
Di seguito cause, sintomi e trattamenti per sconfiggere la depressione post-partum.

Depressione post-partum: quando si verifica

Si può parlare di depressione post partum dopo un periodo di tempo variabile da un mese a un anno dal parto. Di solito, ciò si verifica in donne che già hanno sperimentato uno o più episodi di depressione in precedenza o che sono familiarmente predisposte a soffrirne senza saperlo.

La depressione nel post-partum, anche se si manifesta in forma lieve o moderata, non deve mai essere trascurata perché, oltre a creare un serio disagio psicofisico alla mamma, può interferire anche con le possibilità di accudimento del bambino.

Se ci si accorge di essere particolarmente giù di tono, angosciate o non all’altezza del proprio ruolo di madre, di ritrovarsi a piangere spesso senza motivo, dormire male, mangiare troppo o troppo poco e avere costantemente pensieri negativi è importante segnalare il problema.

I fattori di rischio e i primi sintomi

Ecco i fattori che possono aumentare il rischio di depressione nel post-partum:

  • aver sofferto periodi depressivi in precedenza;
  • presenza di caratteristiche della personalità, predisponenti alla depressione;
  • comparsa di pensieri negativi o circolari durante la gravidanza;
  • soffrire di sindrome premestruale intensa;
  • sintomi e diagnosi della depressione post-partum.
I sintomi depressivi della depressione post partum sono sostanzialmente gli stessi della depressione poiché si tratta a tutti gli effetti del medesimo problema. Con l’unica particolarità che in questo caso è la nascita del bambino ad agire da evento scatenante.
Questo periodo è caratterizzato da:
  • umore depresso per gran parte della giornata, non motivato da ragioni specifiche gravi;
  • significativo calo di interesse nelle attività abituali e incapacità di trarre piacere da circostanze o
  • situazioni di norma stimolanti e gradevoli;
  • diminuzione o aumento significativi dell’appetito, spesso associati a notevole perdita o aumento di
  • peso (oltre 5 kg), non giustificati da diete o problematiche specifiche;
  • difficoltà ad addormentarsi o a dormire un numero sufficiente di ore (risvegli ripetuti durante la notte o all’alba);
  • aumento del bisogno di dormire, anche durante il giorno;
  • sensazione di agitazione e ansia o, al contrario, rallentamento dei movimenti e dei riflessi;
  • facile affaticabilità e/o mancanza di energia non giustificata.
Per poter affermare di essere di fronte a una depressione nel post-partum, i sintomi citati devono comparire a distanza di 1-12 mesi dalla nascita del bambino.
Devono inoltre essere di intensità tale da interferire con le attività quotidiane e non essere legati a patologie specifiche e ad altri fattori esterni. Citiamo ad esempio un lutto o altro evento traumatico recente, assunzione di droghe o farmaci e così via.

La visione osteofluidica della depressione post-partum

La depressione post partum  può essere causata anche dal il comportamento tenuto dal padre e dalla sua presenza se è stato presente e vicino oppure assente e distratto. Se la gravidanza è stata desiderata da entrambi oppure è stato un “incidente di percorso” oppure se è stata una gravidanza serena con l’appoggio della famiglia e dei conoscenti.
La gravidanza è’ stata di tempi regolari , prematura, posticipata, travagliata?
Sono successe cose spiacevoli durante la gravidanza come lutti, abbandoni, minacce di aborto, aggressioni o cadute, incidenti di vario tipo, domestici, stradali?
Queste variabili fanno si che il vissuto biologico della persona possa creare un primo livello “di sicurezza” con il bloccaggio della circolazione fluidica per cause legate ad una “gestione emotiva mammifera” da stress.
Successivamente possono attivarsi altri livelli di organizzazione fluidica di “chiusura” supplementare atti a garantire il mantenimento del livello minimo di sicurezza.
Questa fase di sopravvivenza fa vivere il quotidiano in automatico porta la persona a sentirsi privata di progettualità e creatività. Tendenzialmente eventi traumatici, psico fisico emozionali, i vissuti dalla persona, permettono alla biologia del soggetto, se trattati osteofluidicamente, di poter ritrovare il proprio dinamismo.
Interrotto per far fronte agli eventi stressanti del passato, consentendo alla persona una apertura ad una visione retrospettiva, per riconsiderare l’evento vissuto da una prospettiva più integrata ed evolutiva.
Consentendo così di rilasciare lo stress somatizzato localizzato e armonizzare l’Essere nella sua unità.

Il trattamento osteofluidico

Soltanto con una visione integrata e fluida il tutto può tornare a scorrere, i problemi possono sciogliersi e le azioni diventare coerenti con il proprio sentito.
La depressione baby blue è una possibilità, una risorsa, non è uno stato di cose negative a prescindere. Anzi è uno stato d’animo umano e condivisibile, individuale non standardizzabile farmacologicamente, specifico personale, unico.
Tutto è in ipo, non ci sono prospettive piacevoli, un senso di avvilimento o la sensazione di trovarsi in un tunnel senza vedere luce in fondo, oppure di poter cadere in un precipizio imminentemente al primo passo falso.
Una seduta osteofluidica di ripristino della circolazione del fluido cefalorachidiano (MRP movimento respiratorio primario), interrotto nel suo dinamismo pulsatile di 12/14 battiti longitudinali da più fattori di stress, è indicato subito dopo la gravidanza.
Servirà a normalizzare stati baby blue anche per verificare la struttura del bacino o per liberare la cicatrice del parto cesareo se non trattata precedentemente.

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Bios e Psiche: il patrimonio genetico

Bios e Psiche: il patrimonio genetico

Diventa sempre più evidente la stretta relazione che sussiste tra bios e psiche. Noi infatti non siamo solo gli“eredi” di un patrimonio genetico, da cui siamo regolati, ma siamo soggetti attivi e co-creatori della nostra vita.

Questa non è una fantasiosa teoria frutto di una mente bizzarra, ma è il risultato di anni di studio che hanno dato il via ad una nuova scienza, chiamata epigenetica.

Di seguito analizzeremo gli aspetti più interessanti di questa disciplina.

Bios e psiche: l’epigenetica

Il padre di questa rivoluzionaria scoperta  è Bruce  H.Lipton, biologo cellulare statunitense. Ha insegnato Biologia Cellulare presso la facoltà di Medicina dell’Università del Wisconsin e Standford University.

Le sue ricerche hanno creato un nuovo paradigma che nega una programmazione genetica delle nostre caratteristiche e delle malattie da cui siamo colpiti nell’arco della nostra esistenza. E afferma che l’ambiente circostante modifica i nostri geni, determinandone cambiamenti anche strutturali.

Nel 1985 Lipton si accorse che le nostre cellule cambiavano attraverso le percezioni che la realtà gli trasmetteva.

Da quel momento elaborò un’ipotesi che poi poté confermare nel 1987, in qualità di membro ricercatore alla Standford University of Medicine. Tale teoria si fondava sul concetto che la membrana cellulare è il “cervello” della cellula e non, come si credeva, il nucleo.

Infatti la funzione del nucleo è quella riproduttiva, mentre la membrana della cellula si interfaccia con l’ambiente scambiando informazioni. Poi una volta ricevuti i messaggi i recettori attivano dei particolari canali proteici, che rendono operanti delle funzioni cellulari ben specifiche.

Lipton sostiene che:

La modificazione collettiva di tutte le proteine diventa quella che noi chiamiamo vita. Conseguentemente, ognuno delle duecentomila e più proteine del corpo è, per definizione, il risultato genetico di un segnale proveniente dall’esterno.

Il corpo quindi crede a tutto ciò che pensiamo perché le percezioni che provengono dall’esterno sono filtrate dal nostro giudizio. Non si può parlare di una realtà oggettiva, ma tutto ciò che percepiamo è sempre soggettivo.

 

Esempio pratico e conclusioni

 

Possiamo portare ad esempio due persone che incontrano un cane, per uno l’animale potrebbe essere fonte di stimoli e sensazioni piacevoli, in quanto ha instaurato un buon rapporto con gli animali. Per l’altro potrebbe destare emozioni spiacevoli  di paura e di ansia.

Quindi, di fronte allo stesso stimolo, noi inviamo al nostro corpo percezioni differenti che vanno a stimolare i  recettori delle nostre cellule.

L’importante scoperta di Lipton ci rivela che non siamo vittime dei nostri geni , quando ci sentiamo delle vittime la nostra capacità di azione sulla realtà si affievolisce notevolmente.

Dobbiamo imparare a cambiare le nostre percezioni in modo da modificare il nostro stato d’animo e e  conseguentemente la chimica corporea.

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