Anima Gemella: il Karma d’amore – [Parte 1]

Anima Gemella: il Karma d’amore – [Parte 1]

L’Anima Gemella (AG) esiste e molti hanno la fortuna di incontrarla. Tutti possono incontrarla, almeno una volta nella vita.

Dico “almeno una volta nella vita” non solo perché se siete bravi e vi applicate è auspicabile che riusciate a farvi dare un secondo appuntamento, ma anche perché di fatto ne esiste più di una. Esiste un ‘corpus’, un insieme di anime gemelle, tutte sorelle, appartenenti alla stessa famiglia animica.

L’AG è un’entità che presenta una frequenza vibrazionale identica alla nostra che dimora in un corpo energetico diverso dal nostro.

Ognuno di noi emette però innumerevoli frequenze vibratorie diverse, quanti sono gli aspetti della sua personalità e quanti sono i suoi centri di energia normalmente attivi (chakra).

Per ciascuna di esse esiste un individuo incarnato, maschile o femminile, di identica vibrazione all’esterno di noi che, in assenza di blocchi e ad un livello evolutivo sufficientemente alto, noi naturalmente attiriamo.

Anima Gemella e rapporto karmico

Generalmente con le nostre AG abbiamo un profondo e ricco rapporto karmico che conferisce alla relazione una precisa coloritura e precise problematiche, il cui scioglimento determinerà per entrambi una profonda presa di coscienza evolutiva, che riguarderà in particolare il chakra in questione.

Il rapporto karmico non è necessario, si può incontrare anche un’AG per la prima volta, vivere con lei una sola vita.

In ogni caso ogni incontro stimolerà in entrambe lo sviluppo e la realizzazione del chakra interessato: a livello di quel chakra ognuno è specchio e modello, compensazione per l’altro, insieme punto di partenza e punto di arrivo, analogia e soluzione.

Il karma d’amore

Il karma d’amore e la vera problematica d’amore la si tocca con l’AG del chakra del cuore, colui che si abbevera al vostro cuore (o viceversa, se siete più fortunati!) e che sentite parte del vostro cuore fisico e spirituale.

La fonte dello scambio energetico, il livello di comunicazione e di intesa, la sede del legame è il cuore. La vera AG è quella che risiede al cuore.

Ai chakra inferiori si risolvono le questioni di integrità della persona, la solidità e la compiutezza delle funzioni primarie, ai livelli superiori sono interessate la creatività e la conoscenza.

Il cuore è il centro energetico del nostro essere (tre chakra sotto, tre sopra) e l’amore l’unica forza che può muovere le montagne. Il coinvolgimento amoroso è l’espediente evolutivo più potente per darci la forza e la motivazione di scalare e andare oltre la nostra ‘montagna karmica’, la nostra ferita e il nostro blocco più grande di cui l’AG è insieme specchio e soluzione, rappresenta il punto di partenza e punto di arrivo.

Ogni AG presenta una distribuzione energetica simile alla nostra ma quella della nostra AG del cuore sarà molto più precisamente speculare e nella risoluzione del rapporto con lei si dischiuderanno per entrambi le vie di liberazione del karma.

Non si tratta di un’ascesa mistica, ma di un incarnare se stessi e la realizzazione del proprio percorso, l’obiettivo del nostro karma, sotto lo stimolo e il modello dell’altra persona.

In realtà noi siamo circondati da potenziali coprotagonisti di esperienze affettive ed erotiche che si situano su vari livelli di coinvolgimento animico.

FINE PRIMA PARTE

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Ci ritroveremo Domenica prossima con la seconda puntata della nostra rubrica “Anima Gemella: una questione di vibrazioni”.

Parleremo di amori evolutivi, accidentali, che non avvengono per necessità, ma per scelta.

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Cervello Umano: ecco 5 cose che non sapevi!

Cervello Umano: ecco 5 cose che non sapevi!

Il cervello umano è senza dubbio uno degli organi più interessanti e misteriosi del nostro corpo. Capace di “impartire ordini” a tutte le parti del corpo, è proprio dal cervello che partono infatti la maggior parte delle attività del nostro corpo.

E’ un organo pieno di segreti, e spesso nemmeno noi siamo a conoscenza delle sue enormi potenzialità. Se ti interessa l’argomento, ti invitiamo a leggere anche: “Coscienza Collettiva e Menti Interconnesse”.

Di seguito 5 curiosità che non sapevi sul cervello umano.

Cervello umano: potenza ed energia

Il cervello umano è un mix di potenza ed energia, basti pensare che da “sveglio” produce abbastanza energia da alimentare una lampadina da 30-35 Watt. Incredibile.

Occhio però che mantenere il cervello attivo comporta anche maggiore dispendio energetico per il vostro corpo. Si stima che quest’organo “consumi” tra il 15 ed il 25% dell’ossigeno e glucosio presente nel sangue. Insomma potente si, ma anche dispendioso!

Cervello Umano: installare falsi ricordi

Come può accadere per un normale PC, anche nel cervello umano è possibile “installare” (o meglio impiantare) falsi ricordi. Quest’organo è in grado poi di conservare il ricordo anche se effettivamente risulta falso o non vissuto.

Questo può accadere principalmente nel sonno, durante la fase REM. Secondo la Scienza infatti, c’è una stretta correlazione tra la fase REM ed il consolidamento della memoria, anche l’apprendimento risulta più efficace durante il sonno.

Il cervello non dorme mai e non smette mai di funzionare, durante il sonno l’attività cerebrale raggiunge i picchi massimi.

Quanti dati può immagazzinare un cervello?

Se il cervello è quindi simile all’hard disk di un PC, ci sarà sicuramente un limite massimo per immagazzinare i dati. Dopodichè non sarà più possibile farlo.

Beh, questo non può accadere con il cervello umano perché la sua “capienza” (per noi) è illimitata. Nel senso che è così capiente che non basterebbe una vita per riempirlo tutto.

Secondo alcuni studi condotti sul tema, il cervello è composto da circa 1 miliardo di neuroni collegati tra loro da ulteriori mille miliardi di connessioni. Potremmo considerare ogni neurone come un singolo hard disk.

Secondo lo stesso studio, la capacità del cervello potrebbe aggirarsi intorno a 2,5 pentabyte! Praticamente potrebbe ricordare tutto quello che avete visto in tv negli ultimi… 300 anni!

Nessun dolore

Non si potrà mai sentire dolore al cervello. Un dolore o un fastidio potrebbe essere “avviato” proprio da quest’organo (anzo molto probabile), ma non potremmo sentire mai dolore al cervello.

Questo perché non sono presenti recettori del dolore. Cosa che rende possibile anche le operazioni chirurgiche al cervello da svegli, senza far sentire alcun tipo di dolore al paziente che si sta operando.

Il cervello va allenato!

Ebbene si, il cervello va allenato. E’ possibile migliorare notevolmente (durante la vita) le proprie capacità mnemoniche e di aumentare il volume delle cellule nervose. Potrete addirittura provocare cambi strutturali nell’encefalo.

Per migliorare le prestazioni mentali vi basterà tenere la mente allenata con giochi di logica, enigmi, problemi da risolvere e simili. Anche fare attività all’aperto giova moltissimo al cervello.

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Voglie in gravidanza: leggenda o realtà?

Voglie in gravidanza: leggenda o realtà?

Navigando qui e là per internet mi imbatto in queste domande sulle voglie in gravidanza e relativa risposta “scientifica” e molto sintetica…

Voglie in gravidanza: il caso

Salve dottoressa,volevo chiederle se è vero che se non si soddisfa una voglia in gravidanza il bambino può venire fuori con delle macchie sul corpo, tipo di fragola o altre cose del genere. Visto che sono una persona golosa vorrei sapere lei che ne pensa a proposito di questo argomento. Grazie.

Cara dottoressa, sono una signora incinta al terzo mese e le vorrei rivolgere delle domande. E’ vero che quando una è incinta quello che vede deve assaggiare se no gli può capitare che il bambino abbia una macchia nel posto in cui la mamma si tocca con la mano?Mi hanno detto che se una vede (per esempio) le cotiche di maiale e non le assaggia il bambino può venire fuori con un pezzo di pelle uguale a quella del maiale è possibile?La prego mi risponda perchè questi dubbi mi stanno ossessionando e non ne parlo con la mia ginecologa per paura che mi prenda per pazza.La ringrazio in anticipo.

Risposta:

Si chiamano così quegli improvvisi, irresistibili, urgenti desideri di qualche cibo in particolare che rendono nervose, irritabili e capricciose almeno fino alla soddisfazione degli stessi.

A dar retta alle leggende popolari tramandate di bocca in bocca o alle nostre nonne, se questi desideri non vengono soddisfatti in fretta e la futura mamma rimane, appunto, con la ‘voglia’ di qualcosa. Il bambino nascerà con quella voglia sottoforma di macchia sulla pelle, macchia che per forma e colore ricorderà il cibo tanto desiderato. Si avranno così macchie biancastre se la voglia era di latte o piccole escrescenze scure se la preferenza era per le more.

Ovviamente (e meno male…) i medici e la scienza in genere smentiscono tutto ciò. Non c’è collegamento tra le macchie cutanee del bambino e i gusti alimentari della mamma. Quelle macchie sono solo ‘angiomi’ e possono presentarsi indipendentemente dall’alimentazione della gestante.

Fine.

Non riesco a trattenermi dall’esprimere sull’argomento  un punto di vista un po’ piu “integrato”,buona lettura…

Foto di Tawny van Breda da Pixabay

Voglie in gravidanza: cambio di prospettiva

Una donna gestante,è presa improvvisamente dal desiderio di una data sostanza alimentare o solida o liquida.  Essa entra in uno stato ansioso e agitato che si calma quando è appagato il suo desiderio.

Ma se in questo stato di sovreccitazione nervosa ,essa si tocca con la punta delle dita in una parte qualsiasi del corpo,il neonato porterà impressi sulla pelle segni e macchie (sono queste le voglie in gravidanza) corrispondenti per forma e colore alle sostanze che furono oggetto della voglia,e topograficamente situato nel punto preciso corrispondente a quello toccato dalla madre nel proprio corpo.

La mano della madre sarebbe dunque conduttrice di un onda elettromagnetica che attraversando fulmineamente i suoi tessuti andrebbe  a scaricarsi,a convibrare ,con un perfetto e omologo parallelismo nel segmento fetale corrispondente.

Come un metallo fuso aderisce alla forma che lo contiene in ogni più piccola porzione,cosi il feto aderisce alla madre. I nei non presentano sintomi subiettivi e hanno immutabilità topografica:possono  tuttavia crescere o diminuire in rapporto alle stagioni quando rappresentano frutti o simili. Si resta sorpresi dalla precisa coincidenza dei nei con le linee tracciate dall’anatomia di alcune regioni.

Sarà solamente suggestione?

Attribuire questi fenomeni alla suggestione,che è una parola come un’altra,non una spiegazione. Fa venire in mente l’avvertimento di Mefistofele allo scolaro:”Là dove mancano i concetti metti una parola,con cui ti sarà facile disputare e apparecchiare un sistema”. Si suggestionano anche gli animali?

S.Agostino nel libro decimo della Città di Dio,narra che Giacobbe per variare i parti delle pecore,quando voleva prodotti bianchi metteva nell’abbeveratoio delle pecore gravide bacchette di pioppo sbucciato,e quando voleva prodotti neri metteva bacchette di colore scuro. E anche gli allevatori di cavalli quando vogliono prodotti di manto bianco usano distendere panni bianchi davanti alla femmina in atto di essere fecondata.

Ma non sempre i nei materni si distribuiscono lungo le vie nervose. Anzi spesso seguono la disposizione di territori vascolari periglandolari e soprattutto intorno i follicoli dei peli,da qui la frequenza di nei pelosi.

Secondo lo spessore e la qualità dei tessuti interessati possono essere angiomi,fibromi,macrodermie varie  e volgersi anche a natura sarcomatosa ed epiteliomatosa. Quindi i nei appaiono come un tratto d’unione fra la voglia materna di natura semplicemente pigmentaria e una neoplasia che si può trasformare in tumore maligno.

Come nascono le voglie

Le voglie in gravidanza sorgono per un eccitazione  esterna per mezzo degli organi dei sensi per lo più della vista e dell’odorato.

I casi sono due: o la madre ha veramente desiderio di una certa sostanza,o questa si presenta a lei casualmente facendo nascere la voglia in gravidanza che prima non c’era;in tal caso la madre è passiva non ha la voglia;è la sostanza che si impone a lei,quasi con ripugnanza.

Talvolta il bisogno sorge impellente ed è strano che molte volte sia di cotica di maiale con relativi peli. Meriterebbe questa particolarità un indagine approfondita.

Altre volte,la gestante non pensa e desidera nulla;ma se in una gastronomia viene esposto un fegato di maiale sul banco degli alimenti,la gravida lo stampa sull’avanbraccio del neonato con relativi lobi e colorito rosso bruno

Ma se la vetrina di un pasticcere fa mostra di cioccolato e la gravida in atto di meraviglia e di desiderio porta la mano alla faccia,la figlia che nasce porterà sulla regione zigomatica sinistra,una macchia nerastra corrispondente per forma e grandezza al polpastrello del dito medio della madre.

In questi e altri casi si nota sempre la predominanza del colore rosso,vale a dire l’azione di una vibrazione a lunghezza d’onda determinata;e sappiamo,d’altra parte,che piante e animali si sviluppano meglio sotto l’influenza di radiazioni rosse.

Queste pigmentazioni cutanee diventano più appariscenti nelle stagioni corrispondenti alla maturazione dei rispettivi frutti. Esse dunque entrano in risonanza con la natura esteriore sintonizzandosi alla lunghezza d’onda propria del soggetto.  Ma in altri casi,la voglia materna si dematerializza ancora per assumere un più profondo significato.

Il rapporto tra il nascituro e il mondo esterno

Una contadina gravida è sorpassata per la via Salaria da un pecoraio della campagna romana che porta nel suo carretto latte e ricotta. La buona donna prosegue la strada fino alla lontana chiesa di S. Agostino,inseguita da un disgustoso odore di ricotta.

Il figlio che nasce presenta sul dorso un lembo di cute disegnata a cestello di vimini in mezzo alle cui maglie,traspare il bianco della ricotta. In questo caso la madre è stata intermediaria inconscia tra il nascituro e il mondo esterno.

Una signora che trovasi alla sua prima gravidanza(ne seguirono altre sei perfettamente normali) nottetempo è assalita dalla voglia di Cassia,che è una pianta esotica delle indie Orientali. La signora non aveva mai visto quest’albero:né è cosa desiderabile un purgante come è la polpa di Cassia. Il figlio nasce con una bacca di Cassia riprodotta sulla regione perineale.

Allora sorge la domanda:la voglia “in gravidanza” proviene dalla madre o dal figlio? La risposta diventa meno ardua quando si osserva il modo di comportarsi delle gravidanze gemellari rispetto alle voglie materne.

Voglie e gravidanza gemellare

Una contadina nelle vicinanze di Firenze passando dinanzi alla fattoria di un antico castello,sente la voglia di vino e dopo essere stata soddisfatta,sorge una seconda voglia anch’essa appagata con un secondo bicchiere di vino.

La donna appena fuori dalla fattoria,percepisce una terza voglia che,per vergogna,non vuole soddisfare e si sforza di tornare a casa dove poco dopo abortisce. Essa aveva tre feti e per ognuno di essi aveva avuto voglie in gravidanza. E quindi la richiesta non veniva da lei ma dai figli.

Soddisfatti due di essi,il terzo essere in formazione aveva in qualche modo sentito la mancanza di questo stimolo di ordine simbiotico?

Non certo di ordine chimico. Poiché le linfe materne andavano a tutti e tre i feti, due restarono appagati, il terzo no,perché non ebbe il vino richiesto e provocò l’aborto. Si direbbe per via psichica,come per una mancata simmetria dell’edificio in formazione: tre torri sopra una stessa piattaforma.

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La nascita è il primo trauma della vita

La nascita è il primo trauma della vita

La nascita è il primo trauma della vita. Al momento del parto la potenza delle contrazioni uterine sul cranio fetale non è sempre senza conseguenze.

Inoltre certe tecniche come l’utilizzo di forcipe, ventose o parto cesareo presentano degli effetti di costrizione supplementari sul cranio del neonato. Alla nascita il cranio del neonato è sciolto e malleabile ma il parto può essere causa  di tensioni intra craniche impercettibili da vedere.

Ed è per questo prudente e consigliabile effettuare una visita di controllo da un osteopata che possa riequilibrare queste tensioni permettendo ai vostri bambini il miglior sviluppo psicomotorio possibile senza costrizioni meccaniche.

Nascita, parto e bambini: la visita dall’osteopata

Un bambino nato con parto cesareo non avendo avuto il cranio modellato dalle pressioni uterine dovrebbe anch’esso effettuare questa visita di controllo.

Un parto può assolutamente essere senza conseguenze negative per il bambino. Ma a volte, delle tensioni invisibili presenti alla nascita e non trattate possono avere effetti più o meno evidenti. Come ad esempio rigurgiti, certi strabismi, agitazione iper attivismo, turbe del sonno otiti croniche.

Dopo questa visita di controllo è bene rivedere l’osteopata verso i sei mesi al momento che il vostro bambino passa in posizione seduta poi a un anno al momento in cui cammina.

Per quanto concerne i lattanti di meno di 6 mesi chiedete un certificato di non controindicazione al vostro pediatra prima di recarvi dall’osteopata.

In tutti i casi si può intervenire con manovre di liberazione fluidiche intra craniche ad ogni età. Questo produce una migliore circolazione del liquido cefalo rachidiano con effetti benefici estesi a  tutto l’organismo.

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Acidità: come prevenirla e normalizzare il pH

Acidità: come prevenirla e normalizzare il pH

Studi scientifici hanno dimostrato che un buon equilibrio acido-basico del nostro corpo favorisce un migliore stato di salute e contrasta l’insorgere delle malattie.  

Però per capire meglio l’argomento e apprendere appieno cos’è l’acidità  e come combatterla, occorre introdurre il concetto di pH.

Di seguito le nozioni basi sul pH, l’importanza dell’ossigeno per le cellule e i vari studi scientifici collegati. Vi indicheremo poi gli alimenti acidificanti e quelli alcalinizzanti, in modo da poter prevenire l’acidità.

Acidità: cos’è il pH

Il pH è un parametro che misura l’acidità o la basicità di un liquido, da zero a sette si definisce una soluzione acida, a sette neutrale, da sette a quattordici alcalina o basica.

Tutti gli esseri viventi hanno bisogno, per un corretto funzionamento delle proprie  cellule, di un ambiente leggermente alcalino. Poiché con l’innalzamento del livello di acidità si possono manifestare grossi scompensi dovuti al proliferare di germi patogeni.

In una persona sana il pH del sangue è compreso tra 7,4 e 7,45.

Ossigeno nelle cellule e studi scientifici

Il nostro corpo tende naturalmente all’acidità che, in gran parte, è causata dalle scorie prodotte dal metabolismo; tale stato provoca immediatamente l’espulsione dell’ossigeno dalle cellule.

Lo scienziato tedesco, Otto Heinrich Warburg che ha ricevuto nel 1931 il Premio Nobel per la scoperta sulla causa primaria di cancro, ha affermato : “ Privando una cellula del 35% del suo ossigeno per 48 ore è possibile convertirla in un cancro”. Ha poi ha aggiunto:

I tessuti tumorali sono acidi, mentre i tessuti sani sono alcalini.

Un importante elemento da considerare è il fatto che le cellule tumorali sono anaerobiche, cioè possono sopravvivere anche senza ossigeno, anzi hanno una maggiore proliferazione.

Un altra figura di spicco in queste ricerche è il dr. Robert O. Young che ha ottenuto vari titoli accademici ed ha ampliato la tesi dello scienziato tedesco sostenendo che:

L’eccesso di acidificazione nell’organismo è la causa di tutte le malattie degenerative. Se succede una perturbazione dell’equilibrio e un corpo inizia a produrre e immagazzinare più acidità e rifiuti tossici di quelli che è in grado di eliminare allora le malattie si manifestano.

L’acidosi

L’acidosi nei tessuti si può agevolmente rilevare analizzando l’urina e misurando il pH in essa, attraverso una striscia di carta reattiva.

L’urina del mattino di solito è acida. ha un pH ‘normale’, cioè –come si legge nei testi in medicina- di 5,5. Ma questo valore è tutt’altro che normale. Rispecchia solo l’acidosi di cui oggi tutti soffriamo. Il valore naturale sarebbe di circa 7,35.

L’acidificazione non proviene soltanto dal metabolismo, ma anche dalla nostra alimentazione che risulta essere di primaria importanza. L’apporto nutrizionale contribuisce al nostro stato di salute o di malattia.

Infatti una volta conclusosi il processo digestivo, i cibi forniscono e creano una condizione di acidità o alcalinità nel corpo. Possiamo distinguere gli alimenti ad azione acidificante e quelli ad azione alcalizzante.

Alimenti acidificanti e alcalinizzanti

Gli alimenti ad azione acidificante sono di origine animale (carni equine, suina, ovina, pesce, pollame, salumi). Anche le proteine vegetali introdotte in notevole quantità possono favorire la creazione di un ambiente acido perché producono sostanze azotate e prodotti di rifiuto.

Sempre in questa categoria di alimenti troviamo lo zucchero, il sale  e la farina raffinata, i grassi idrogenati, i brodi grassi, la margarina, la caffeina, l’alcool, il tabacco, gli antibiotici e tutti gli alimenti in scatola che contengono conservanti, coloranti e stabilizzanti.

Gli alimenti invece ad azione alcalina sono: le verdure crude, la frutta (in particolare il limone), le tisane, le mandorle,il miglio, il miele è un alimento altamente alcalinizzante.

Inutile ricordare ancora una volta che per poter avere una buona salute occorre controllare il nostro regime alimentare. Parafrasando un vecchio proverbio, ne vogliamo coniare uno nuovo: “Dimmi come mangi e ti dirò come stai”.

Ed alla luce di questa tesi, non vi è nulla di più vero.

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Disidratazione: i benefici dell’acqua

Disidratazione: i benefici dell’acqua

L’acqua e’ molto importante per prevenire  la disidratazione e migliorare la funzione posturale. Bere è essenziale per il nostro organismo depura l’organismo, mantiene elastica la nostra pelle,idrata il corpo, migliora la motilità organica, riduce la ritenzione di liquidi in eccesso.

La disidratazione crea aumento di ritenzione idrica, gonfiore, problemi intestinali, stipsi, irritabilita’, stanchezza mentale e fisica.

L’uomo gradualmente passando dall’infanzia all’adolescenza e via via nell’età adulta e nella vecchiaia perde progressivamente lo stimolo alla introduzione d’acqua nell’organismo.

Esso beve solo quando ha sete, e spesso, sostituisce all’acqua altri liquidi e bevande che il corpo decodifica come non necessari ed elimina attraverso la diuresi, privando l’organismo anche della poca acqua di cui dispone.

Bere non vuol dire introdurre vino, succhi di frutta, latte od altro, bere vuol dire introdurre acqua!

Acqua: quando e quanto bere

Saggezza sarebbe appena alzati al mattino introdurre un bel bicchierone d’acqua calda,questo permette il recupero dell’acqua e dei sali minerali evaporati attraverso il sudore e la respirazione durante la notte (in media in una notte perdiamo l’equivalente di una lattina da 33cl).

Durante la mattinata ricordarsi di introdurre un altro bicchiere d’acqua e mezz’ora prima di pranzare. Questo facilita la digestione che avverrà in modo più semplice avendo provveduto ad irrorare i succhi gastrici,che dovranno successivamente impastare il bolo alimentare.

E’ sconsigliato bere acqua a pranzo o a cena poiché la digestione necessitando di “focus” digestivo verrebbe rallentata.

Dopo pranzo nel pomeriggio utile un altro bicchierone e mezz’ora prima di cena i soliti due bicchieri, saggia accortezza prima di coricarsi un altro bicchiere di acqua calda. La sete è la luce spia che segnala la riserva del nostro liquido motore .

Senza l’introduzione di acqua rischiamo di compromettere funzioni vitali.

La disidratazione: cos’è e cosa comporta

In un quadro di disidratazione cronico il corpo nei suoi intrinseci meccanismi di adattamento e sopravvivenza preleva acqua dalle riserve esistenti.

Cioè dai tendini dalle cartilagini dai dischi intervertebrali privando essi stessi delle loro capacita idrolipidiche di autorigenerazione, mettendo le condizioni perché si usurino molto velocemente.

Un organismo in equilibrio dovrebbe assumere 0,02 lt per kg ovvero una persona di 75 kg dovrebbe bere almeno 1,5 lt al giorno. Ma in un quadro di disidratazione cronica, per i primi tempi dovrebbe introdurne almeno 2 lt.

Non bere favorisce un aumento di carico tossinico nell’organismo. Bere acqua inoltre, ha una funzione nel mantenimento di una corretta funzione posturale.

La disidratazione ha ripercussioni  sulla struttura articolare, in particolare su quella del rachide (colonna vertebrale). Una corretta prevenzione e il mantenimento della funzionalità della colonna sono  importanti perche’ il suo principale nutrimento è quello idrico.

Il funzionamento dei dischi intervertebrali è determinato da un meccanismo d’idroammortizzamento. L’ernia del disco può essere causata da una disidratazione generalizzata dell’organismo, poiche’ si riscontra questa patologia anche in persone che non svolgono attività fisica intensa.

Aumentate il consumo di acqua.

Per vivere in armonia e mantenere il benessere del vostro organismo.

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