Forse non tutti sanno che la vera gamba corta anatomica si riscontra in un rapporto  1 su 10. Per le altre 9 si tratta invece di una falsa gambe corta prodotta da tensioni muscolari e viscerali nella zona del bacino.

Le tensioni muscolari e viscerali se non neutralizzate obbligano il sistema muscolo scheletrico ad un equilibrio adattativo perturbando in tal modo la struttura.

Normalmente per trovare una soluzione ci si rivolge quindi ad un ortopedico, o anche  ad un odontoiatra specialista in gnatologia, ma in entrambi i casi la soluzione più probabile che emergerà sarà di tipo fisso. Potrebbe essere un rialzo da posizionare sotto la gamba più corta (soletta) oppure un Bite da posizionare in bocca alcune ore durante il giorno oppure la notte.

Questi  ausili, in realtà, è come se ponessero le persone nelle condizioni di portare una stampella. E questa stampella non è affatto utile per la soluzione del problema.

Se ti interessano i trattamenti di Osteofluidica Cranio Sacrale, leggi anche “Il linguaggio dei fluidi: l’ascolto tattile”.

Di seguito il punto di vista di Fabio Rizzo sulla falsa gamba corta.

Falsa gamba corta: i casi

Per osservare se una gamba corta è una vera gamba corta, la cosa importante è che la asimmetria sia più elevata di  1 cm e mezzo di distanza.

Entro i 5 mm non la si prende nemmeno in considerazione. Da 5 mm a 1,5 cm può invece rappresentare una gamba corta reale.

4 i casi di gamba corta:

  • Il primo caso si verifica quando i due malleoli tibiali sono pari quando la gamba è in estensione, mentre quando va in flessione una delle due gambe risulta più corta;
  • Il secondo caso si verifica quando una gamba è più corta quando è estesa, mentre quando si esegue la flessione resta più corta (sospetto di vera gamba corta anatomica);
  • Il terzo caso si verifica quando una gamba da estesa risulta essere più corta e in flessione invece diventa uguale;
  • Il quarto caso si verifica invece quando una gamba piu corta (estesa) in flessione diventi più lunga.

I tipi di normalizzazione

Ci sono due tipi di normalizzazione differenti. Per quanto riguarda gli allungamenti si farà un lavoro di rilancio della iliaca omologa della gamba che risulta essere corta. Si tratta di una normalizzazione delle tensioni del bacino, eseguibili attraverso una anteriorizzazione dell’iliaca omolaterale.

Quando invece i due casi sono quelli di un accorciamento tipo “corta resta corta” o “uguale diventa corta”, la correzione sarà eseguita tramite un thrust fluidico vertebrale sull’apofisi trasversa di L-4 opposta alla gamba in lesione.

Per cui se la gamba corta è a sinistra, l’apofisi trasversa da correggere (attraverso quello che si chiama un thrust fluidico o “pop” vertebrale), sarà da effettuare sulla L-4 contro laterale.

Questa fa ritornare l’apofisi trasversa di L-4 pulsatile, e la correzione si può verificare istantaneamente con la comparazione dei 2 malleoli.

I riferimenti anatomici da considerare sono i malleoli tibiali, la cui comparazione evidenzia la presenza di una differenza di lunghezza degli arti inferiori.

Solo l’appoggio digitale contro-malleolare, e successivamente la flessione, verificherà se la correzione sia stata effettuata efficacemente.

Foto di falco da Pixabay

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