Legge Karmica: cos’è e come funziona il Karma

Legge Karmica: cos’è e come funziona il Karma

La Legge Karmica, anche conosciuta come “legge causa-effetto”, è quel principio secondo il quale ogni azione che svolgiamo, presto o tardi si ripercuoterà sulla nostra vita.

Si tratta di una delle filosofie principali sulla quale si basano molte religioni orientali, come il buddhismo o l’induismo. La parola Karma, deriva del termine “Karman”, che in lingua sanscrita significa “azione”. In India però, la maggior parte delle filosofie e delle religioni dà a questa parola il significato di “buona azione”.

Vediamo quindi che cos’è la legge Karmica e come funziona il Karma.

Legge Karmica: cos’è, significato, concetto base

La legge Karmica si basa sul concetto secondo cui ogni azione che facciamo (buona o cattiva che sia), debba avere per forza una conseguenza sulla nostra vita. E non solo su quella attuale, ma anche sulle reincarnazioni future, perché si tratta di una legge universale inscindibile alla quale non è possibile porre limiti.

Il concetto di Karma ha origini che risalgono circa all’VIII secolo a.C. Oggi si tratta della legge universale a cui soprattutto buddhisti e induisti fanno maggiore riferimento. Ovviamente, non si tratta di una normativa giuridica, infatti l’appellativo “legge” viene utilizzato per conferire la corretta dimensione del valore intrinseco del messaggio.

In realtà, tale concezione insegna più che altro delle lezioni di vita utili per poter generare Karma positivo. E, allo stesso tempo, per sciogliere o “bruciare” invece quello negativo.

Le 12 lezioni della legge Karmica

Gli insegnamenti contenuti all’interno della legge Karmica sono 12. Eccoli di seguito:

  1. Causa-effetto. Principio secondo il quale ciò che dai sarà anche ciò che riceverai;
  2. Creazione. Concetto che esorta a non lamentarsi della propria vita, ma ad agire per cambiare ciò che non va;
  3. Umiltà. Insegna che, prima di poter modificare ciò che non va, è necessario ammettere che la negatività non è causata dagli altri, ma da noi stessi;
  4. Crescita. Tale principio insegna che non possiamo cambiare il mondo che ci circonda o le altre persone. È quindi più opportuno concentrarsi sul cambiare sé stessi;
  5. Responsabilità. Simile alla creazione, insegna ad assumersi la responsabilità delle proprie azioni, con la consapevolezza che queste porteranno a delle conseguenze;
  6. Connessione. Insegna che ci vuole tempo per rimediare alle cattive azioni, ma è possibile farlo. Ogni buona azione può aiutare a cancellare la cattiva energia creata in passato;
  7. Messa a fuoco. Insegna che è meglio non affrontare tutti i problemi della vita nello stesso momento. Bisogna focalizzarsi su una cosa alla volta così da poterle affrontare tutte con la massima energia;
  8. Ospitalità. Esorta a dimostrare con fatti e azioni ciò che si pensa e si dice;
  9. Qui e ora. Insegna a vivere a pieno il presente, accettando che non si può cambiare il passato o tentare di controllare il futuro;
  10. Cambiamento. Concetto secondo cui l’universo ci dà sempre ciò di cui abbiamo bisogno. Man mano che si svilupperà la crescita interiore, arriveranno anche informazioni per i cambiamenti in meglio;
  11. Pazienza e ricompensa. Insegna che per ottenere qualcosa ci vuole impegno e sacrificio. Nulla nel Cosmo si ottiene in fretta o per caso;
  12. Significato e ispirazione. Concetto che afferma che ogni azione che si compie ha un’importanza, ed è in grado di influenzare il mondo intero. Ottimale quindi compiere buone azioni coerenti, per attirare positività.

Foto di Creem Design – Sara Di Mario – Freepick

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Attacchi d’ansia: come superarli

Attacchi d’ansia: come superarli

Gli attacchi d’ansia sono provocati da una sensazione di paura estrema di fronte ad una sensazione di pericolo, che sia vero o solo presunto. Nel momento in cui l’essere umano prova paura perché è in pericolo, o crede di esserlo, il cervello aziona automaticamente un meccanismo di difesa. Che porta al rilascio di una quantità maggiore di adrenalina rispetto al normale.

Quando il pericolo è reale, l’adrenalina risveglia l’attenzione e porta il corpo a sfruttare il massimo dell’energia muscolare. In questi casi, l’ansia è una risorsa fondamentale che aiuta corpo e cervello a stare in allerta, e a trovare un modo per uscire dal pericolo.

Se però gli attacchi d’ansia si manifestano in maniera ingiustificata, eccessiva e più spesso del normale, ci si trova di fronte ad un disturbo.

A questo punto, è importante trovare il metodo di uscire da questo “circolo vizioso”, che può causare seri problemi alle persone e al loro modo di vivere.

Attacchi d’ansia: quando la paura “invalida” la vita

Capita spesso che, di fronte a una situazione di tragedia o di grave pericolo, una persona faccia automaticamente cose che normalmente non sapeva di poter fare. Si pensi a quando si sente qualcuno dire “Non so dove ho trovato la forza per fare quello che ho fatto”. In realtà, quella forza è scaturita meccanicamente dal cervello, che ha dovuto trovare un modo per difendersi, sopravvivere e salvarsi dal pericolo.

L’ansia è dunque una condizione naturale dell’essere umano, che in molti momenti della vita si trasforma in forza. Il problema nasce però quando non esiste un pericolo reale, ma immaginario. Si pensi alla fobia di affrontare la gente, ai disturbi ossessivo-compulsivi, o ai disturbi post-traumatici.

Queste situazioni risultano invalidanti per la vita di una persona, e anche per la stabilità mentale. Nel momento l’individuo entra nell’ottica di provare paura per una cosa che generalmente non dovrebbe fare paura, il cervello sente comunque il pericolo e attua il suo meccanismo di difesa.

Dunque inizia la sudorazione, la tachicardia, la sensazione di mancanza di respiro, i dolori al petto, la nausea. E queste condizioni possono tradursi secondo la differenziazione di intensità fino in attacchi di panico.

Tali esperienze, soprattutto quando diventano frequenti nella vita di tutti i giorni, è come se rendessero invalida la persona che li subisce. Gli attacchi d’ansia infatti tendono a bloccare l’individuo e gli impediscono di affrontare anche le situazioni più facili e comuni.

In qualche modo, l’ansia eccessiva rende la persona incapace di reagire, e condizionata costantemente dalla paura di non sapere cosa fare per “mettersi in salvo”.

Ansia ingiustificata: come l’osteofluidica può essere d’aiuto

A questo punto, diventa necessario l’intervento di un professionista, che sappia come agire per riportare l’individuo alla realtà. E per ripristinare nel suo cervello la normale condizione di vita e la proporzione naturale della paura.

La disciplina osteofluidica, nei casi di attacchi d’ansia, può costituire realmente un percorso di salvezza. Tale terapia infatti si occupa sostanzialmente di ascoltare il corpo e i fluidi che scorrono al suo interno.

Durante il trattamento, il professionista è in grado di comprendere quali sono le cause che generano questo livello di panico nell’individuo. Sfiorando dei punti precisi nel corpo, egli riesce a liberare l’energia interna che è “soffocata” dalla paura, e aiuta la persona a liberarsi.

I trattamenti dell’osteofluidica però, non consistono solo nell’approccio fisico con il paziente. Il professionista infatti, durante tutto il percorso, comunicherà costantemente con l’individuo e riuscirà a risvegliare la sua coscienza, portandolo nella condizione di auto-guarirsi da quei traumi che ha subito. E che, appunto, condizionano il suo cervello fino a provocargli i frequenti attacchi d’ansia.

Si interagisce quindi con le restrizioni inibitrici dei maggiori flussi energetici, attraverso respirazioni localizzate e normalizzazioni muscolari delle emi-cupole diaframmatiche, per intervenire immediatamente nel ricreare lo spazio sufficiente all’energia per poter ritrovare la sua migliore distribuzione circolare.

Il muscolo diaframmatico è responsabile infatti delle maggiori tensioni in ambito emozionale oltre ad essere sede del plesso solare. Il diaframma “grande dimenticato” come viene chiamato dagli esperti è infatti un muscolo potentissimo in grado se teso di restringere gli orifizi che ospitano il passaggio del nervo vago e dell’aorta, cause prime del senso di pericolo percepito.

Sostanzialmente, la disciplina osteofluidica è in grado di insegnare alla persona come diventare padrona della propria vita. Nel momento in cui impara a scegliere consapevolmente e a conoscere il proprio potenziale, l’individuo smette di “sentirsi vittima” e inizia a vivere davvero in libertà.

Foto di Pete Linforth da Pixabay

Osteofluidica: che cos’è e cosa cura

Osteofluidica: che cos’è e cosa cura

L’osteofluidica è un metodo terapeutico informazionale ideato da Maurice Poyet, osteopata e kinesiologo francese. Egli sosteneva che qualsiasi cosa accadesse di fisico, mentale ed emozionale nella vita di una persona, il corpo rispondesse e reagisse interamente, come fosse un tutt’uno.

Per questo motivo, sentii la necessità di studiare a fondo i dinamismi di motilità fluidici craniali già intuiti e sperimentati da W.Shuterland estendendoli nella sua ricerca a tutte le ossa del corpo dell’individuo.

Egli creò una nuova tipologia di trattamento, che in Francia divenne metodo clinico, per ascoltare i movimenti intrinseci dei fluidi corporali. Con lo scopo di risvegliare l’energia intrappolata e permettere alla persona di ritornare a vivere in maniera libera, autonoma e consapevole.

Osteofluidica: l’innovativo metodo di Poyet

Gli studi e le ricerche di Poyet nascono durante la Guerra di Indocina. La sua idea di collegamenti energetici, si sviluppò In quel periodo, in quanto mentendo sulla sua reale età riuscì a farsi arruolare come infermiere, fu in quel frangente che poté imparare sul campo i principi della Medicina Tradizionale Cinese, applicati da medici anziani per recare sollievo ai militari.

Rimase così affascinato dalla possibilità di intervenire sul corpo in una maniera totalmente nuova rispetto ai canoni tradizionali. Al punto tale che decise di dedicarsi totalmente allo studio e alla creazione di specifici trattamenti innovativi sul corpo umano che, legando l’osteopatia alla Medicina Cinese, mettessero al primo posto l’energia.

Così nacque l’osteofluidica, un nuovo metodo di intervento informazionale sul corpo, che non pretende di ottenere per forza degli effetti terapeutici. Ma che si concentra sull’armonizzare i flussi di energia che circolano costantemente all’interno del corpo umano. E che permettono all’individuo, attraverso un percorso curativo totalmente indolore, di auto-guarirsi dai traumi subiti.

A cosa serve e quando è indicata

I trattamenti di osteofluidica, a differenza di quelli tradizionali osteopatici, non comprendono quindi un intervento “brusco” e meccanico sul corpo. Bensì, prevedono un tipo di approccio leggero e delicato, che mira ad ascoltare il movimento fluidico dell’energia.

L’osteopata specializzato in questa disciplina innovativa, è in grado di sentire i flussi energetici, e di comprendere se questi sono stati interrotti da barriere di protezione fluidiche. Tali barriere fluidiche si formano nel momento in cui l’individuo subisce dei traumi, che siano questi fisici oppure psichici.

Secondo l’osteofluidica, ogni volta che l’essere umano subisce un evento particolarmente toccante, tutto ciò va a colpire la sua persona globalmente.

L’energia che prima scorreva normalmente attraverso il sangue, la linfa e il liquido cerebro-spinale, si blocca come per creare una “anestesia di conforto”. A lungo andare, se non si esegue uno specifico trattamento di rivitalizzazione e ripristino energetico globale, si manifesteranno sempre più disfunzioni per l’individuo. Sia a livello di malessere psichico, sia a livello di dolore fisico.

L’osteofluidica è in grado quindi di riassestare i naturali movimenti fluidici dell’energia, portando l’individuo quasi ad un nuovo “risveglio” somatopsichico. Dopo ogni seduta, egli si sentirà sempre più presente e cosciente nella mente e nel corpo. Riprenderà consapevolezza delle sue potenzialità e imparerà a metabolizzare meglio l’ansia e lo stress.

I trattamenti di osteofluidica sono consigliati per la cura di dolori fisici. Alcuni di questi sono: sciatiche, lombalgie, lussazioni, traumi sportivi, slogature, sinusiti, emicranie, dolori mestruali. Tale metodo è indicato anche per le donne in gravidanza e per i bambini. Non presenta alcuna controindicazione.

Foto di Kai Miano da Pixabay

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