Cicli del sonno: cosa accade nella mente mentre dormiamo?

Cicli del sonno: cosa accade nella mente mentre dormiamo?

Forse non tutti ne sono a conoscenza, ma durante la notte ognuno di noi attraversa dei cicli del sonno. Tutto ciò è stato scoperto grazie agli studi scientifici sulle misurazioni psicofisiologiche eseguiti con l’EEG (elettroencefalogramma).

Ciò che sappiamo oggi grazie a questi studi, è che il sonno è un processo fisiologico periodico. Il che significa che esistono delle fasi ben precise che la nostra mente attraversa durante il riposo. 

Ogni ciclo dura dai 90 ai y100 minuti ed è composto da 4 fasi più la fase REM. Durante una notte di 8 ore, lo stesso ciclo (con le fasi che vedremo) si ripete per circa 4 o 5 volte. 

Di seguito vediamo quali sono i cicli del sonno.

Cicli del sonno: Fase 1, addormentamento

Il primo tra i cicli del sonno è l’addormentamento, che dura solitamente dai 10 ai 20 minuti. Si verifica quando la persona inizia a rilassarsi al punto tale da passare dalla veglia (onde Beta) al sonno. 

In questa fase, (Alfa)  il battito cardiaco inizia naturalmente a rallentare, e la temperatura corporea incomincia ad abbassarsi. Anche l’attività cerebrale diminuisce, però la persona è ancora capace di reagire agli stimoli. 

A livello fisiologico, l’attività dell’EEG, seppure ancora irregolare comincia a sincronizzarsi. Iniziano quindi a comparire delle onde cerebrali a bassa frequenza, dette Theta

Fase 2: sonno leggero

A questo punto inizia la seconda fase dei cicli del sonno. Anche questa dura generalmente dai 10 ai 15 minuti, e rappresenta una fase intermedia tra l’addormentamento e il sonno profondo. 

Durante il sonno leggero, l’EEG è irregolare e mostra onde cerebrali molto simili a quelle che appaiono quando si è svegli. In realtà però, la mente si sta addentrando sempre di più verso il sonno profondo. I muscoli tendono a rilassarsi maggiormente, e la frequenza cardiaca rallenta ancora. 

Se l’individuo si sveglia durante questa fase, sarà convinto di non essersi proprio addormentato. 

Fase 3: sonno profondo

Il sonno profondo è meno lungo rispetto alle altre fasi, e dura circa 5 minuti, massimo 10. Qui il soggetto si è addormentato realmente. 

I livelli metabolici risultano molto lenti, e non c’è alcun movimento oculare. Allo stesso modo, anche le attività cerebrali sono assenti, perché il cervello sta attraversando un altro momento di transizione. 

In questa fase, l’EEG mostra una notevole riduzione delle onde lente (Theta). Queste infatti iniziano a lasciare spazio a quelle più intense, ovvero le onde Delta. È proprio in questa fase che si possono verificare con più probabilità episodi di sonnambulismo. 

Fase 4: sonno profondo effettivo

Tra i cicli del sonno, questa fase è quella del rilassamento più profondo. E dura all’incirca 20-25 minuti. In questo momento, le onde Delta prendono completamente il controllo delle attività neuronali, ed è molto difficile riuscire a svegliarsi. 

Il sonno infatti è molto pesante e i muscoli sono completamente rilassati. È proprio in questa fase che il cervello tende a lavorare maggiormente per rigenerarsi. 

Non si avvertono movimenti oculari. Si è completamente inconsci, ma non si sogna. Se il soggetto si sveglia durante questa fase, potrebbe sentirsi molto confuso per qualche minuto. 

Fase REM: sonno paradosso

La Fase REM, come probabilmente molti sanno, è la fase associata ai sogni. Semplicemente perché, se ci si sveglia in questa fase, è più facile ricordare il sogno che si stava facendo. 

L’elettroencefalogramma  qui mostra un tracciato molto irregolare, con un’alternanza di onde Theta e onde Delta. L’attività cerebrale risulta molto simile a quella che appare quando si è svegli. 

Durante questa fase, si verificano movimenti oculari molto rapidi, quasi come degli scatti. Da qui il nome REM (Rapid Eye Movement).

Il cervello è attivo, mentre il corpo cade in una sorta di paralisi. Le braccia e le gambe tendono a irrigidirsi, anche se la corteccia motoria è attiva.  

Nel primo ciclo, la fase REM dura molto poco. Mentre, man mano che i cicli del sonno si ripetono, la fase di sonno paradosso tenderà ad aumentare di durata.  

Foto Daniel Hannah da Pixabay

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Paura di amare: come fare per superarla?

Paura di amare: come fare per superarla?

La cosiddetta “paura di amare”, come si può immaginare, in realtà rimanda a diversi concetti. Che spesso non coincidono veramente con quello che è l’amore in sé. 

La maggior parte delle volte infatti, questo timore ha radici più profonde, che possono avere molte cause. È possibile che a provocarla sia stato un trauma passato, oppure che ci sia una difficoltà reale nel concedere fiducia agli altri. 

In ogni caso, sappiate che la paura di amare può essere superata. Di seguito scopriremo come. 

Paura di amare: quali possono essere le cause?

La paura di amare, conosciuta scientificamente come “filofobia”, il più delle volte non è data dalla reale paura di innamorarsi di qualcuno. Ma, più che altro, dal terrore di soffrire, di essere abbandonati oppure traditi. 

Si ha quindi più paura delle conseguenze che l’amore può portare, invece che dell’amore vero e proprio. Le cause possono essere tra le più disparate, di solito però questo timore è la conseguenza di una ferita passata. In tale circostanza, la paura si è sviluppata dopo essersi concessi all’amore almeno una volta. 

Quella volta, molto probabilmente, la relazione si è conclusa con un tradimento o con un abbandono da parte del partner. E questo ha provocato un dolore talmente grande da portare la persona ad una chiusura totale verso l’amore. 

Il timore di amare però può nascere anche da un forte concetto di indipendenza che si ha della propria vita. In questo caso, solitamente a soffrirne più spesso sono gli uomini, che tendono a chiudersi di più in se stessi rispetto alle donne. 

Questo tipo di uomo, in genere, è dovuto crescere in circostanze particolari. E spesso non ha avuto un buon esempio di amore da parte della famiglia e delle persone attorno a sé. Per tutta la vita ha dovuto cavarsela con le sue forze, ed è quindi abituato a non chiedere e a non dare. Non si concede ai sentimenti perché sa che sono l’unica cosa che non può controllare. 

Come superare il terrore di concedersi a qualcuno

Per tutti gli scettici e le persone che credono di essere senza speranza, sappiate che la paura di amare si può superare. 

Alcune volte si tratta di un terrore talmente insito nella mente della persona, che diventa necessario seguire una terapia somato-emozionale per riuscire ad uscirne. 

Il più delle volte però, è sufficiente riuscire ad accettare il fatto che tutta la vita è un grande mistero, e che niente si può tenere davvero sotto controllo. L’amore è un desiderio che risiede nel cuore di ogni essere umano, e l’accettazione di una possibile fine purtroppo è sempre da mettere in conto. 

Lasciarsi andare, aprirsi completamente ad un’altra persona, lasciare che questa conosca ogni parte della propria vita e concederle la massima fiducia. Amare e lasciarsi amare è una delle cose più difficili che si possano fare. 

Qualcuno una volta ha detto: “L’amore è dare a una persona la possibilità di distruggerti, ma confidare nel fatto che non lo faccia.

E questo è vero. L’amore è un rischio, e la paura è sempre presente. Ma la verità è che tutta la vita è fatta solo di rischi. E chi non osa per timore di perdere, ha già perso in partenza. Il modo migliore per superare la paura è convincersi del fatto che comunque ne varrà la pena. Anche soffrendo, anche perdendo.

Un saggio disse: « rinunciare ad amare per paura di soffrire e come rinunciare a vivere per paura di morire ».

Foto di Daniel Borker da Pixabay

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Amore interiore: luci ed ombre [Parte 8]

Amore interiore: luci ed ombre [Parte 8]

Abbiamo visto come trovare le proprie AG non sia affatto difficile. È come una favoletta! 

Nelle favole si descrive sempre la crescita dell’Io e poi l’incontro con l’altro noi stesso, l’AG, e tutti gli altri specchi. Si nasce e si cresce con il fardello karmico sul groppone e ci si sente brutti anatroccoli. 

Poi a poco a poco si diventa cigni e si inizia a vedere cigni come noi intorno a noi.

È così la storia dell’uomo. Si vive da cigni

L’evoluzione è sciogliere i nodi karmici che ci vessano, ristrutturare e purificare la nostra identità e avvicinarci sempre di più alla nostra compiutezza di cigni. 

Dobbiamo superare un po’ di prove karmiche e fare molte esperienze per arrivare a incontrare uno specchio tanto profondo e autentico come l’AG e non soltanto specchi delle nostre piccole nevrosi. 

Il brutto anatroccolo è nero perché è un intricato groviglio di ombre. Il cigno è bianco perché ha raggiunto la consapevolezza della propria ombra, l’ha esplorata, conosciuta e accettata, inglobata nella sua luce.

Se ti sei perso le altre puntate della nostra rubrica “Anima Gemella: una questione di vibrazioni”, puoi trovarle di seguito:

1 – Il Karma d’amore

2 – Gli amori evolutivi (accidentali e occasionali)

3 – Gli amori impossibili e le anime inarrivabili

4 – I legami evolutivi, gli ostacoli e le ferite

6 – Il percorso di crescita delle AG

7 – Il riconoscimento dell’AG, il percorso parallelo ed il legame karmico

La sottile linea che divide conscio-inconscio e luce-ombra

Esplorare e inglobare la propria ombra significa accettarci, senza condanne o recriminazioni, nella nostra interezza, imparare ad amarci, a volerci bene in tutti i nostri aspetti.

L’AG si ama visceralmente proprio perché la si sente parte di noi, ma siamo in grado di amare ‘un altro noi’ incondizionatamente solo quando abbiamo un buon rapporto con noi stessi e ci amiamo incondizionatamente

Altrimenti avviene il rifiuto di uno specchio che riflette un’immagine che non ci piace che può essere conscio (impressione di antipatia) o inconscio (mancato riconoscimento o lontananza). 

Capita che ci si innamori follemente di persone dopo lunghi periodi di indifferenza in cui non eravamo ancora pronti a gestire un rapporto così evolutivamente impegnativo. 

Solo a questo punto per il partner, con tutte le sue manchevolezze, si potrà provare amore totale e incondizionato, lo stesso amore incondizionato che proviamo per noi stessi. Solo a questo punto si potrà sperimentare l’incontro con l’AG.

Un’altra Verità difficilmente confutabile è che l’AG arriva quando meno la si aspetta. 

Si è probabilmente in un momento di accelerazione, di crescita e ci si imbatte in una persona dalla vita apparentemente diversa dalla nostra, ma che sta in realtà percorrendo un identico percorso evolutivo, esattamente speculare al nostro. 

Le cose belle devono essere desiderate ma giungeranno a noi quando non ne avremo più bisogno e quando meno siamo concentrate su di esse. Quando abbiamo bisogno di una cosa, di una persona, quella cosa o persona non ci sarà. 

È una legge evolutiva che assomiglia molto a una legge di Murphy, ma la dura logica che la sottende è assolutamente lineare. Dall’esterno non proviene l’aiuto desiderato proprio per aiutarci, per costringerci a trovare o creare dal nulla la nostra risorsa mancante in noi. 

Se ho bisogno di amore è perché non ho amore in me, se mi sento abbandonato è perché io ho abbandonato me stesso, ho lasciato negletto e non amato il mio bambino interiore che si fa sentire riempiendomi di infelicità e di paura. 

Ma se è vero che l’esterno è lo specchio dell’interiorità è anche vero che la rispondenza è sempre biunivoca, che cambiando la situazione interiore si modificherà automaticamente di conseguenza la situazione esterna

L’importanza di amare noi stessi

Amando noi stessi non vivremo più nell’indigenza d’amore, fuori e dentro di noi, e nella paura di non essere amati. Potremo anche finalmente renderci conto di quanto la paura di non essere amati abbastanza o come desideriamo ci avesse anche reso ciechi dell’amore di cui già godiamo. 

Educandoci a un atteggiamento di comprensione ed accettazione nei nostri confronti automaticamente esprimeremo lo stesso sentimento di accettazione e simpatia nei confronti degli altri che saranno portati a ricambiare il nostro affetto.

In ogni caso noi stessi, con o senza il riscontro esterno vivremo sereni e appagati, non cercheremo più l’amore di cui abbiamo bisogno perché esisterà già dentro di noi.

Quando non avremo più paura di essere amati o di non essere amati (che è poi la stessa paura), il nostro vecchio desiderio d’amore, ormai non più impellente, si materializzerà. 

“Soltanto chi è disposto a perdere tutto può avere tutto” diceva Mère, una delle più grandi mistiche della tradizione yogica. 

Si è disposti a perder tutto quando non si hanno attaccamenti e dipendenze in quanto è stata raggiunta la propria autosufficienza emotiva e si possiede già tutto dentro di noi. 

Se la realtà esterna è lo specchio di quella interna un cuore in pace che ama vivrà situazioni di pace e di amore. Quando ci ameremo ci verrà concesso l’amore.

FINE OTTAVA PARTE

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Ci ritroveremo Domenica prossima con l’ottava puntata de “Anima Gemella: una questione di vibrazioni”.

Parleremo di zavorre karmiche e di come liberarsi da esse, che fra l’altro rappresentano un grosso problema per il vostro percorso evolutivo. Inoltre tratteremo anche argomenti introspettivi e come imparare a conoscere meglio se stessi. 

To be continued…

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Amore interiore: luci ed ombre [Parte 8]

Il riconoscimento dell’AG, il percorso parallelo ed il legame karmico [Parte 7]

Dove conduce questo processo evolutivo? È un’unione spirituale? Porta a un unione spirituale? 

Non è un’unione nata in nome o col fine di una ricerca spirituale comune

È un’unione che sorge nel cuore e nel cuore si sviluppa, si ‘medica’ e si realizza. Nella vita ci sono alcuni incontri importanti con amori impossibili o AG preposte alla nostra evoluzione che coinvolgono anche chakra più alti di quello del cuore. 

È possibile intraprendere un percorso del genere anche con la propria principale AG (si vedano le pratiche tantriche). 

L’unione di anime è auspicabile che si realizzi nel modo più compiuto, sui tre livelli, fisico, emotivo e mentale e, a partire dal livello mentale si possono percorrere insieme strade di conoscenza spirituale. 

Se ti sei perso le altre puntate della nostra rubrica “Anima Gemella: una questione di vibrazioni”, puoi trovarle di seguito:

1 – Il Karma d’amore

2 – Gli amori evolutivi (accidentali e occasionali)

3 – Gli amori impossibili e le anime inarrivabili

4 – I legami evolutivi, gli ostacoli e le ferite

5 – L’evoluzione e il divino legame con l’AG

6 – Il percorso di crescita delle AG

Il percorso evolutivo parallelo

Se si è abbastanza fortunati l’evoluzione parallela delle due anime sarà compiuta dalla coppia unita che procede insieme passo dopo passo, con coraggio e desiderio di ascendere, fino alle vette più alte. 

Ma la nostra AG non è necessariamente preposta a questo tipo di percorso ed è anche possibile che con lei il nostro compito sarà vivere armoniosamente e tenerla sul cuore, dove è il suo posto. 

E sarà già una vittoria e una conquista enorme l’equilibrio dei centri energetici dal I al IV chakra (vivere bene al IV presuppone la compiutezza dei ch inferiori) e l’eventuale stimolazione, da parte di un nostro gemello, anche di quelli immediatamente superiori, se in noi attivi. 

Se poi le nostre aspirazioni ci renderanno inquieti sarà giusto soddisfarle con o senza la nostra AG, senza venire comunque meno al rapporto instaurato con lei, che resterà sempre la persona a cui abbiamo dedicato l’altare più grande. 

Ovviamente in realtà si tratterà di percorsi evolutivi paralleli che si svolgeranno tutti contemporaneamente, conciliandosi e arricchendosi reciprocamente.

Il riconoscimento dell’AG

Riconoscere la propria AG non è di fondamentale importanza. 

È importante riconoscere le nostre ferite e le nostre conseguenti cattive abitudini comportamentali per potere vivere ogni rapporto con consapevolezza e quindi nel modo più sereno, positivo e arricchente possibile, e in modo da calamitare persone sempre più consone al nostro profondo modo di essere, più prossimi alla nostra anima e a livelli evolutivi sempre più alti

Su questo si deve focalizzare tutta la nostra attenzione.

Tuttavia può contribuire ad accrescere la consapevolezza della nostra natura e delle dinamiche relazionali in genere sapere in quali modi un’AG si può manifestare ed eventualmente riflettere sulla tipologia delle nostre storie. 

Penso sia impossibile un riconoscimento conscio a prima vista. 

Il riconoscimento avviene sempre, e sempre al primo incontro ma è sempre inconsapevole, probabilmente per una provvidenziale forma di difesa, per permetterci di affrontare le nostre prove passo dopo passo senza cognizioni che sarebbero in quel momento solo fonte di ansia. 

A volte la reazione inconscia di difesa si manifesta in modo così evidente che proviamo un sentimento di antipatia istintiva per la persona che pochi giorni dopo scopriamo irresistibile, oppure un istintivo desiderio di fuga come per salvaguardarci da un’esperienza troppo impegnativa. 

Del resto è comprensibile che una persona possa trovare non gradevole l’immagine che le proviene da uno specchio che ritrae solo un po’ deformati i suoi vezzi caratteriali

Ciò che ci irrita di più negli altri sono spesso le nostre stesse mancanze che noi riconosciamo in loro e che abbiamo imparato a detestare osservando quanto impedimento quotidianamente procurano a noi. 

Il legame karmico  e le affinità

Lo specifico legame karmico traspare da atteggiamenti, sensazioni, ricordi di atmosfere di vite precedenti o addirittura sogni premonitori, tramite la presenza di oggetti simbolici che sembrano partecipare al corso della storia, o può emergere da curiose rispondenze fisiche.

Una persona esterna, attenta e sensibile potrà inoltre riconoscere un’affinità di sguardo tra i due, che condividono la stessa ombra (le stesse ferite, le stesse paure) e la stessa luce (la stessa particolare qualità di purezza e buoni sentimenti; del resto ombra e luce sono sempre legate, in qualità e profondità), dunque una costituzione animica molto simile.

Inoltre sono legate al cuore ed è il cuore il punto che li unisce e che condividono e il cuore traspare dallo sguardo (fisiognomica taoista, corrispondenza con i ch). 

La nostra AG è il vostro ‘fratello d’amor carnale’, il fratello più fratello di tutti, con il quale il destino ha fornito le premesse per un legame inscindibile.

FINE SESTA PARTE

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Ci ritroveremo Domenica prossima con la settima puntata de “Anima Gemella: una questione di vibrazioni”.

Stavolta metteremo a dura prova le AG, parleremo di ‘prove karmiche’ e ci soffermeremo sulle differenze tra amore conscio e amore inconscio.

To be continued…

 

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Paura di morire: come combattere le emozioni negative

Paura di morire: come combattere le emozioni negative

La paura di morire è senza dubbio una sensazione molto comune che la maggior parte delle persone percepisce. Però, la concezione di quest’emozione si sviluppa in maniera molto differente in ognuno.

Infatti, la percezione che ognuno di noi ha della morte, si sviluppa in maniera direttamente correlata al significato che diamo alla vita. E tutto ciò ovviamente, dipende da che tipo di vissuto si ha alle spalle.

Esistono comunque delle persone che, per un motivo o per un altro, si costruiscono nella mente una percezione così terrorizzante e invadente della morte, che quasi non riescono più a godersi la vita.

In questo caso, la paura di morire diventa un concetto insopportabile. Ed è necessario compiere un percorso psicologico ben preciso per imparare a trasformare  le emozioni negative.

Se ti interessa l’argomento, ti consigliamo di leggere anche: “Attacchi d’ansia: come superarli”.

Paura di morire: che cos’è la necrofobia?

Esistono delle persone che non solo hanno paura di morire, ma che sono anche terrorizzate da tutto ciò che possa riguardare il concetto di morte. Per esempio, le bare, i funerali o i cimiteri. Tale condizione ha il nome di “necrofobia”, che significa appunto paura di morire.

Le persone che soffrono di questo stato d’ansia legato alla morte, solitamente sono quelle che sin dall’infanzia hanno dovuto sopportare la mancanza di una persona molto cara. Come un genitore, un nonno o un fratello.

Un bambino infatti, soprattutto se molto piccolo, capisce che improvvisamente qualcosa è cambiato. Ma non riesce a comprendere in che modo. Non sa spiegarsi perché quella persona che ieri gli stava accanto, oggi non è più con lui.

Soffre, e vede soffrire chi gli sta attorno.

E per questo motivo, crescendo, sviluppa un senso della morte visto come qualcosa da cui scappare, da allontanare. Perché lo ricollega sempre a quel momento terribile della sua infanzia.

Come si supera

La necrofobia ha dei sintomi ben precisi, e comporta:

• Ossessione verso la paura di morire e tutto ciò che è legato alla morte;
• Terrore verso i cadaveri, che siano persone o animali;
• Ansia, attacchi di panico e iperventilazione;
• Nausea, sudorazione ed emicrania;
• Disturbi del sonno;
• Paura di legarsi agli altri.

Se ci si accorge di provare tali sensazioni legate alla percezione che si ha della morte, è utile chiedere aiuto.

Il professionista, sia medico, psicoterapeuta, counselor o terapista corporeo passo dopo passo, andrà ad esplorare i tratti più nascosti dell’individuo, i ricordi, gli eventi le sue restrizioni respiratorie le somatizzazioni da gestione di stress prolungato e scoprirà qual è stata la causa principale sottovalutata nella sua importanza che ha scatenato questo shock.

Attraversò un percorso di terapia, l’obiettivo è quello di portare la persona ad accettare il trauma, così da poter accogliere la percezione di morte come un qualcosa di naturale. Qualcosa che purtroppo esiste, e al quale prima o poi tutti andremo incontro.

Saper accettare la morte come conseguenza inevitabile della vita è l’unico modo per liberarsi dalla paura di morire.

Il professionista saprà guidare l’individuo verso una nuova percezione sia della vita che della morte. Lo spingerà a concentrare la sua mente sul “qui e ora”, dando meno importanza al futuro, e a quello che potrà succedere domani.

Foto di Anemone123 da Pixabay