Migliorare la memoria: come fare e consigli utili

Migliorare la memoria: come fare e consigli utili

È possibile migliorare la memoria? Secondo la scienza, assolutamente sì.

Spesso sono sufficienti alcuni allenamenti costanti per portare il nostro cervello ad incrementare le capacità mnemoniche. Ovvero, quelle che ci permettono di memorizzare le informazioni. 

Con le giuste tecniche, è possibile anche “ingannare” la propria mente. E ordinarle inoltre di ricordare ciò che ci interessa o che ci potrà servire in futuro. 

Esistono svariati modi per migliorare e sviluppare la memoria, di seguito ne vediamo alcuni davvero interessanti (e scientificamente provati). 

Migliorare la memoria: la tecnica dei numeri

Il primo esercizio utile per migliorare la memoria è quello di sfruttare ciò che il cervello riesce a ricordare e collegare meglio. Come i numeri, per esempio. 

Questo esercizio può essere utile sia per studiare o lavorare, sia per compiere faccende quotidiane che richiedono l’uso della memoria. Avete mai sentito parlare del metodo che consente di memorizzare l’elenco della spesa utilizzando i numeri?

Si procede in questo modo. Scrivete una lista della spesa numerando gli oggetti. Dopodiché, leggete una sola volta l’elenco mentalmente, osservando anche i numeri presenti di fianco. Infine, memorizzate unicamente la quantità di oggetti presenti. 

Sembrerà assurdo, ma ricordare quanti elementi sono presenti all’interno di un elenco, vi aiuterà a ricordare anche quali sono quegli oggetti. Questo perché la mente “assorbe” meglio le informazioni quando sono scritte ordinate e sono associabili a dei numeri

Si tratta di una tecnica applicabile a qualsiasi ambito. Provare per credere. 

L’arte del saper allenare e gestire la mente

Un altro metodo che può aiutarvi a migliorare la memoria è quello di allenare l’attività del cervello evitando che si impigrisca. 

Con il passare del tempo, nel corso del processo di invecchiamento, le capacità mnemoniche tendono a diminuire e diventare meno “accoglienti” con le nuove informazioni. 

In realtà però, si tratta più che altro di un problema di atteggiamento. È raro infatti che le persone anziane “si concedano” di imparare qualcosa di nuovo (anche se non è impossibile). Di solito, col tempo prendono la cattiva abitudine di ripetere sempre le stesse azioni, e di percorrere sempre gli stessi luoghi. 

Questo però, porta il cervello ad “impigrirsi”, portandolo spontaneamente a non ricordare le informazioni che sono ritenute meno interessanti. 

Per evitare che le vostre capacità si “spengano” a poco a poco, abituatevi ad accogliere con curiosità tutto ciò che ancora dovete conoscere. Visitate luoghi differenti, trovate nuovi stimoli, confrontatevi con dei nuovi punti di vista. 

Il vostro cervello è capace di assimilare una quantità tale di dati e informazioni che potreste non crederci. Per permettergli di farlo però, anche il vostro atteggiamento dovrà mostrarsi collaborativo e accogliente. 

Non dimenticate inoltre che la forza di volontà può riuscire a vincere sulla mente, quando questa “si rifiuta” di assimilare. Spesso, quando volete memorizzare qualcosa, è sufficiente che vi rivolgiate direttamente a voi stessi, ordinando espressamente al vostro cervello: “Ricordati che devi fare questo più tardi”. 

Ancora una volta, non dovete far altro che provare. 

 

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Anima e spirito: quali sono le differenze?

Anima e spirito: quali sono le differenze?

Come potete immaginare, l’anima e lo spirito sono concezioni che possono essere intese in maniera molto differente a seconda del pensiero di ognuno. 

I religiosi generalmente vedono questi elementi come dei principi vitali e immateriali, che continuano a vivere dopo che il corpo muore. Gli scienziati invece hanno sempre ribadito come il corpo fisico, con tutto ciò che comprende, sia frutto dell’evoluzione naturale della specie. 

Se però ci basiamo sulla conoscenza che deriva dalla ricerca spirituale, otteniamo una spiegazione molto chiara su quali siano i ruoli di anima e spirito per l’essere umano. 

Approfondiamo di seguito.

Anima e spirito: il significato delle due componenti in rapporto al corpo

La ricerca spirituale vede il corpo, l’anima e lo spirito come i tre componenti fondamentali dell’essere umano. Essa ritiene che il corpo sia uno strumento attraverso il quale attraverso i sensi, sia possibile farsi un idea dell’esistenza sperimentandola. 

In poche parole, il corpo permette all’uomo di toccare, guardare, sentire, gustare, e così via. Gli consente di entrare in contatto con ciò che lo circonda, di conoscere cose nuove che servano a accrescere il suo bagaglio di esperienza.

L’anima e lo spirito sono viste invece come delle entità che vivono all’interno del corpo. La prima è la componente che permette all’uomo di ricavare impressioni personali dalle esperienze. Lo spirito invece ha la funzione di mostrare all’essere umano una visione più completa e globale di tutto ciò che ha attorno. 

Secondo questa linea guida quindi, il corpo è una sorta di veicolo terrestre che contiene le altre due componenti. I tre elementi però sono strettamente collegati tra loro, perché uno vive in funzione degli altri. E nessuno dei tre potrebbe esistere singolarmente. 

Che cosa rappresentano davvero?

Approfondiamo meglio la concezione di anima e spirito aiutandoci anche con qualche esempio. 

Secondo il credo della ricerca spirituale, l’anima è la componente che permette all’uomo di avere una propria visione sulle cose. O meglio, che gli consente di ricavare un’impressione in base all’esperienza fatta tramite il corpo. Che può essere positiva o negativa. 

 

In sostanza, è il corpo che tocca un oggetto. Ma è l’anima che, tramite quel tocco, fa emergere una sensazione. Per esempio, mettiamo il caso che per sbaglio il vostro dito vada a finire su una fiamma accesa e si bruci. 

È il vostro dito ad aver toccato fisicamente la fiamma. Ma è l’anima, invece, che vi permette di provare dolore, é l’essere interiore sensibile che non gradisce questa informazione. E dunque vi consente di ricavare un’impressione individuale su quello che avete sperimentato. L’anima incontra una manifestazione aggressiva collegata al fuoco perché vi siete feriti toccandolo.

Il significato dello spirito è differente. Come abbiamo detto, questa è la componente che mostra all’uomo una visione più ampia della stessa esperienza. Ciò significa che, oltre alla propria idea, nasce anche un’impressione obiettiva su quello che l’oggetto è realmente. 

Continuando l’esempio, possiamo dire che lo spirito permette all’uomo di capire che il fuoco brucia, ma che non è il fuoco in sé ad essere negativo. Infatti lo sbaglio è stato metterci il dito sopra. 

In sostanza, lo spirito consente di vedere quell’esperienza in maniera distaccata e imparziale. In questo caso, non importa se il dito si è bruciato, o se questo abbia provocato una sensazione di dolore. Ciò che interessa allo spirito è il significato intrinseco del fuoco, il suo valore terreno la funzione che esercita e soprattutto interessa il perché, l’utilità di questa manifestazione dolorosa nel proprio palcoscenico tridimensionale collegato allo spazio tempo esistenziale.

Foto di S. Hermann & F. Richter da Pixbay

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Cicli del sonno: cosa accade nella mente mentre dormiamo?

Cicli del sonno: cosa accade nella mente mentre dormiamo?

Forse non tutti ne sono a conoscenza, ma durante la notte ognuno di noi attraversa dei cicli del sonno. Tutto ciò è stato scoperto grazie agli studi scientifici sulle misurazioni psicofisiologiche eseguiti con l’EEG (elettroencefalogramma).

Ciò che sappiamo oggi grazie a questi studi, è che il sonno è un processo fisiologico periodico. Il che significa che esistono delle fasi ben precise che la nostra mente attraversa durante il riposo. 

Ogni ciclo dura dai 90 ai y100 minuti ed è composto da 4 fasi più la fase REM. Durante una notte di 8 ore, lo stesso ciclo (con le fasi che vedremo) si ripete per circa 4 o 5 volte. 

Di seguito vediamo quali sono i cicli del sonno.

Cicli del sonno: Fase 1, addormentamento

Il primo tra i cicli del sonno è l’addormentamento, che dura solitamente dai 10 ai 20 minuti. Si verifica quando la persona inizia a rilassarsi al punto tale da passare dalla veglia (onde Beta) al sonno. 

In questa fase, (Alfa)  il battito cardiaco inizia naturalmente a rallentare, e la temperatura corporea incomincia ad abbassarsi. Anche l’attività cerebrale diminuisce, però la persona è ancora capace di reagire agli stimoli. 

A livello fisiologico, l’attività dell’EEG, seppure ancora irregolare comincia a sincronizzarsi. Iniziano quindi a comparire delle onde cerebrali a bassa frequenza, dette Theta

Fase 2: sonno leggero

A questo punto inizia la seconda fase dei cicli del sonno. Anche questa dura generalmente dai 10 ai 15 minuti, e rappresenta una fase intermedia tra l’addormentamento e il sonno profondo. 

Durante il sonno leggero, l’EEG è irregolare e mostra onde cerebrali molto simili a quelle che appaiono quando si è svegli. In realtà però, la mente si sta addentrando sempre di più verso il sonno profondo. I muscoli tendono a rilassarsi maggiormente, e la frequenza cardiaca rallenta ancora. 

Se l’individuo si sveglia durante questa fase, sarà convinto di non essersi proprio addormentato. 

Fase 3: sonno profondo

Il sonno profondo è meno lungo rispetto alle altre fasi, e dura circa 5 minuti, massimo 10. Qui il soggetto si è addormentato realmente. 

I livelli metabolici risultano molto lenti, e non c’è alcun movimento oculare. Allo stesso modo, anche le attività cerebrali sono assenti, perché il cervello sta attraversando un altro momento di transizione. 

In questa fase, l’EEG mostra una notevole riduzione delle onde lente (Theta). Queste infatti iniziano a lasciare spazio a quelle più intense, ovvero le onde Delta. È proprio in questa fase che si possono verificare con più probabilità episodi di sonnambulismo. 

Fase 4: sonno profondo effettivo

Tra i cicli del sonno, questa fase è quella del rilassamento più profondo. E dura all’incirca 20-25 minuti. In questo momento, le onde Delta prendono completamente il controllo delle attività neuronali, ed è molto difficile riuscire a svegliarsi. 

Il sonno infatti è molto pesante e i muscoli sono completamente rilassati. È proprio in questa fase che il cervello tende a lavorare maggiormente per rigenerarsi. 

Non si avvertono movimenti oculari. Si è completamente inconsci, ma non si sogna. Se il soggetto si sveglia durante questa fase, potrebbe sentirsi molto confuso per qualche minuto. 

Fase REM: sonno paradosso

La Fase REM, come probabilmente molti sanno, è la fase associata ai sogni. Semplicemente perché, se ci si sveglia in questa fase, è più facile ricordare il sogno che si stava facendo. 

L’elettroencefalogramma  qui mostra un tracciato molto irregolare, con un’alternanza di onde Theta e onde Delta. L’attività cerebrale risulta molto simile a quella che appare quando si è svegli. 

Durante questa fase, si verificano movimenti oculari molto rapidi, quasi come degli scatti. Da qui il nome REM (Rapid Eye Movement).

Il cervello è attivo, mentre il corpo cade in una sorta di paralisi. Le braccia e le gambe tendono a irrigidirsi, anche se la corteccia motoria è attiva.  

Nel primo ciclo, la fase REM dura molto poco. Mentre, man mano che i cicli del sonno si ripetono, la fase di sonno paradosso tenderà ad aumentare di durata.  

Foto Daniel Hannah da Pixabay

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Disturbi dell’apprendimento: tipologie e differenze

Disturbi dell’apprendimento: tipologie e differenze

I Disturbi Specifici di Apprendimento (DSA) sono delle difficoltà di comprensione e comunicazione che presenta il soggetto a livello neurologico quando ancora si trova nell’età della prima infanzia.

Colpiscono generalmente dal 3% al 5% dei bambini in tutto il mondo, e possono assumere diverse caratteristiche a seconda della tipologia.

Vediamo di seguito cosa sono i disturbi dell’apprendimento, quali sono le cause e le diverse tipologie.

Disturbi dell’apprendimento: mai trarre conclusioni affrettate

Alla nascita di un figlio, ogni genitore spera sempre per prima cosa che egli sia perfettamente in salute, che non presenti complicazioni o imperfezioni a livello biologico.

Purtroppo però capitano molti casi in cui il bimbo, sin da piccolissimo, inizia a manifestare delle difficoltà di comprensione e di concentrazione. In questi casi bisogna fare molta attenzione. Perché non è detto per forza che un bambino che necessita di più tempo per imparare, possieda una qualche forma di DSA.

Non si devono mai trarre conclusioni affrettate nel diagnosticare preventivamente tali disturbi al piccolo. Soprattutto se non si ha alcuna esperienza con casi del genere.

La cosa migliore da fare se si hanno dei dubbi, è quella di rivolgersi ad uno specialista, e non ascoltare mai voci esterne di amici o familiari non competenti in merito.

Sviluppo del disturbo e possibili cause

Innanzitutto, i disturbi dell’apprendimento sono causati esclusivamente da problemi di natura neurologica. Seppure inizino a manifestarsi durante i primi anni di vita, purtroppo accompagnano il bambino sin da prima della sua nascita, oppure da subito dopo il parto.

Appartengono alla categoria dei disturbi innati, persistenti e resistenti; A seconda della forma più o meno grave, si può arrivare ad ottenere dei miglioramenti.

Le cause possono essere molteplici, ad esempio:

  • Disturbo genetico;
  • Assunzione di alcool, fumo, droghe da parte della madre durante la gravidanza;
  • Nascita prematura;
  • Nascita post-termine;
  • Intossicazione da Metalli pesanti
  • Peso del bambino alla nascita molto inferiore al normale;
  • Grave forma di ittero;
  • Asfissia perinatale.

I diversi tipi di DSA

Le varie tipologie di disturbi specifici dell’apprendimento possono essere:

  • Dislessia, quando il bimbo trova difficoltà soprattutto nella lettura. Trova problemi nel distinguere le lettere e i suoni che risultano simili, e questo lo porta a leggere molto lentamente. Tale disturbo comporta inevitabilmente ad avere problemi anche nel formulare dei discorsi lineari e senza errori;
  • Disortografia, disturbo che comporta al bambino delle difficoltà nella scrittura. Avrà problemi a memorizzare e a ricordare, ma anche a capire le regole della grammatica, e soprattutto a riconoscere le doppie consonanti;
  • Disgrafia, si manifesta con difficoltà nella scrittura esecutivo-grafica. Il che significa che il piccolo troverà sempre molti problemi nello scrivere fluentemente, perché non svilupperà la capacità dell’ordine nella scrittura. La sua grafia risulterà sempre disorganizzata e frammentaria, e apparirà incomprensibile da leggere anche per lui;
  • Discalculia, che riguarda invece i numeri e i calcoli. Il bambino troverà molto difficile comprendere i numeri e saperli distinguere. Di conseguenza, avrà problemi anche ad eseguire operazioni di calcolo molto semplici, a memorizzare le tabelline e a ragionare su tutto ciò che riguarda l’ambito numerico.

Foto di Jcomp – Freepik.com

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Legge Karmica: cos’è e come funziona il Karma

Legge Karmica: cos’è e come funziona il Karma

La Legge Karmica, anche conosciuta come “legge causa-effetto”, è quel principio secondo il quale ogni azione che svolgiamo, presto o tardi si ripercuoterà sulla nostra vita.

Si tratta di una delle filosofie principali sulla quale si basano molte religioni orientali, come il buddhismo o l’induismo. La parola Karma, deriva del termine “Karman”, che in lingua sanscrita significa “azione”. In India però, la maggior parte delle filosofie e delle religioni dà a questa parola il significato di “buona azione”.

Vediamo quindi che cos’è la legge Karmica e come funziona il Karma.

Legge Karmica: cos’è, significato, concetto base

La legge Karmica si basa sul concetto secondo cui ogni azione che facciamo (buona o cattiva che sia), debba avere per forza una conseguenza sulla nostra vita. E non solo su quella attuale, ma anche sulle reincarnazioni future, perché si tratta di una legge universale inscindibile alla quale non è possibile porre limiti.

Il concetto di Karma ha origini che risalgono circa all’VIII secolo a.C. Oggi si tratta della legge universale a cui soprattutto buddhisti e induisti fanno maggiore riferimento. Ovviamente, non si tratta di una normativa giuridica, infatti l’appellativo “legge” viene utilizzato per conferire la corretta dimensione del valore intrinseco del messaggio.

In realtà, tale concezione insegna più che altro delle lezioni di vita utili per poter generare Karma positivo. E, allo stesso tempo, per sciogliere o “bruciare” invece quello negativo.

Le 12 lezioni della legge Karmica

Gli insegnamenti contenuti all’interno della legge Karmica sono 12. Eccoli di seguito:

  1. Causa-effetto. Principio secondo il quale ciò che dai sarà anche ciò che riceverai;
  2. Creazione. Concetto che esorta a non lamentarsi della propria vita, ma ad agire per cambiare ciò che non va;
  3. Umiltà. Insegna che, prima di poter modificare ciò che non va, è necessario ammettere che la negatività non è causata dagli altri, ma da noi stessi;
  4. Crescita. Tale principio insegna che non possiamo cambiare il mondo che ci circonda o le altre persone. È quindi più opportuno concentrarsi sul cambiare sé stessi;
  5. Responsabilità. Simile alla creazione, insegna ad assumersi la responsabilità delle proprie azioni, con la consapevolezza che queste porteranno a delle conseguenze;
  6. Connessione. Insegna che ci vuole tempo per rimediare alle cattive azioni, ma è possibile farlo. Ogni buona azione può aiutare a cancellare la cattiva energia creata in passato;
  7. Messa a fuoco. Insegna che è meglio non affrontare tutti i problemi della vita nello stesso momento. Bisogna focalizzarsi su una cosa alla volta così da poterle affrontare tutte con la massima energia;
  8. Ospitalità. Esorta a dimostrare con fatti e azioni ciò che si pensa e si dice;
  9. Qui e ora. Insegna a vivere a pieno il presente, accettando che non si può cambiare il passato o tentare di controllare il futuro;
  10. Cambiamento. Concetto secondo cui l’universo ci dà sempre ciò di cui abbiamo bisogno. Man mano che si svilupperà la crescita interiore, arriveranno anche informazioni per i cambiamenti in meglio;
  11. Pazienza e ricompensa. Insegna che per ottenere qualcosa ci vuole impegno e sacrificio. Nulla nel Cosmo si ottiene in fretta o per caso;
  12. Significato e ispirazione. Concetto che afferma che ogni azione che si compie ha un’importanza, ed è in grado di influenzare il mondo intero. Ottimale quindi compiere buone azioni coerenti, per attirare positività.

Foto di Creem Design – Sara Di Mario – Freepick

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Amore interiore: luci ed ombre [Parte 8]

Amore interiore: luci ed ombre [Parte 8]

Abbiamo visto come trovare le proprie AG non sia affatto difficile. È come una favoletta! 

Nelle favole si descrive sempre la crescita dell’Io e poi l’incontro con l’altro noi stesso, l’AG, e tutti gli altri specchi. Si nasce e si cresce con il fardello karmico sul groppone e ci si sente brutti anatroccoli. 

Poi a poco a poco si diventa cigni e si inizia a vedere cigni come noi intorno a noi.

È così la storia dell’uomo. Si vive da cigni

L’evoluzione è sciogliere i nodi karmici che ci vessano, ristrutturare e purificare la nostra identità e avvicinarci sempre di più alla nostra compiutezza di cigni. 

Dobbiamo superare un po’ di prove karmiche e fare molte esperienze per arrivare a incontrare uno specchio tanto profondo e autentico come l’AG e non soltanto specchi delle nostre piccole nevrosi. 

Il brutto anatroccolo è nero perché è un intricato groviglio di ombre. Il cigno è bianco perché ha raggiunto la consapevolezza della propria ombra, l’ha esplorata, conosciuta e accettata, inglobata nella sua luce.

Se ti sei perso le altre puntate della nostra rubrica “Anima Gemella: una questione di vibrazioni”, puoi trovarle di seguito:

1 – Il Karma d’amore

2 – Gli amori evolutivi (accidentali e occasionali)

3 – Gli amori impossibili e le anime inarrivabili

4 – I legami evolutivi, gli ostacoli e le ferite

6 – Il percorso di crescita delle AG

7 – Il riconoscimento dell’AG, il percorso parallelo ed il legame karmico

La sottile linea che divide conscio-inconscio e luce-ombra

Esplorare e inglobare la propria ombra significa accettarci, senza condanne o recriminazioni, nella nostra interezza, imparare ad amarci, a volerci bene in tutti i nostri aspetti.

L’AG si ama visceralmente proprio perché la si sente parte di noi, ma siamo in grado di amare ‘un altro noi’ incondizionatamente solo quando abbiamo un buon rapporto con noi stessi e ci amiamo incondizionatamente

Altrimenti avviene il rifiuto di uno specchio che riflette un’immagine che non ci piace che può essere conscio (impressione di antipatia) o inconscio (mancato riconoscimento o lontananza). 

Capita che ci si innamori follemente di persone dopo lunghi periodi di indifferenza in cui non eravamo ancora pronti a gestire un rapporto così evolutivamente impegnativo. 

Solo a questo punto per il partner, con tutte le sue manchevolezze, si potrà provare amore totale e incondizionato, lo stesso amore incondizionato che proviamo per noi stessi. Solo a questo punto si potrà sperimentare l’incontro con l’AG.

Un’altra Verità difficilmente confutabile è che l’AG arriva quando meno la si aspetta. 

Si è probabilmente in un momento di accelerazione, di crescita e ci si imbatte in una persona dalla vita apparentemente diversa dalla nostra, ma che sta in realtà percorrendo un identico percorso evolutivo, esattamente speculare al nostro. 

Le cose belle devono essere desiderate ma giungeranno a noi quando non ne avremo più bisogno e quando meno siamo concentrate su di esse. Quando abbiamo bisogno di una cosa, di una persona, quella cosa o persona non ci sarà. 

È una legge evolutiva che assomiglia molto a una legge di Murphy, ma la dura logica che la sottende è assolutamente lineare. Dall’esterno non proviene l’aiuto desiderato proprio per aiutarci, per costringerci a trovare o creare dal nulla la nostra risorsa mancante in noi. 

Se ho bisogno di amore è perché non ho amore in me, se mi sento abbandonato è perché io ho abbandonato me stesso, ho lasciato negletto e non amato il mio bambino interiore che si fa sentire riempiendomi di infelicità e di paura. 

Ma se è vero che l’esterno è lo specchio dell’interiorità è anche vero che la rispondenza è sempre biunivoca, che cambiando la situazione interiore si modificherà automaticamente di conseguenza la situazione esterna

L’importanza di amare noi stessi

Amando noi stessi non vivremo più nell’indigenza d’amore, fuori e dentro di noi, e nella paura di non essere amati. Potremo anche finalmente renderci conto di quanto la paura di non essere amati abbastanza o come desideriamo ci avesse anche reso ciechi dell’amore di cui già godiamo. 

Educandoci a un atteggiamento di comprensione ed accettazione nei nostri confronti automaticamente esprimeremo lo stesso sentimento di accettazione e simpatia nei confronti degli altri che saranno portati a ricambiare il nostro affetto.

In ogni caso noi stessi, con o senza il riscontro esterno vivremo sereni e appagati, non cercheremo più l’amore di cui abbiamo bisogno perché esisterà già dentro di noi.

Quando non avremo più paura di essere amati o di non essere amati (che è poi la stessa paura), il nostro vecchio desiderio d’amore, ormai non più impellente, si materializzerà. 

“Soltanto chi è disposto a perdere tutto può avere tutto” diceva Mère, una delle più grandi mistiche della tradizione yogica. 

Si è disposti a perder tutto quando non si hanno attaccamenti e dipendenze in quanto è stata raggiunta la propria autosufficienza emotiva e si possiede già tutto dentro di noi. 

Se la realtà esterna è lo specchio di quella interna un cuore in pace che ama vivrà situazioni di pace e di amore. Quando ci ameremo ci verrà concesso l’amore.

FINE OTTAVA PARTE

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Ci ritroveremo Domenica prossima con l’ottava puntata de “Anima Gemella: una questione di vibrazioni”.

Parleremo di zavorre karmiche e di come liberarsi da esse, che fra l’altro rappresentano un grosso problema per il vostro percorso evolutivo. Inoltre tratteremo anche argomenti introspettivi e come imparare a conoscere meglio se stessi. 

To be continued…

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