Rimedi naturali per tosse

Rimedi naturali per tosse

I rimedi naturali per la tosse si rivelano essere altamente benefici, non solo per combattere il malessere, ma anche per prevenirne la ricomparsa. 

Tutti hanno provato cosa significhi, almeno una volta nella vita, avere quella tosse persistente che dura giorni o anche settimane. Che talvolta tende a provocare dolori al petto, e che rende il respiro faticoso. 

Prima di assumere sciroppi o vari farmaci, è doveroso provare i rimedi naturali per la tosse. Ce ne sono tanti, non hanno controindicazioni, e funzionano davvero. 

Rimedi naturali per la tosse: latte e miele

È tra i rimedi naturali per la tosse più popolari e conosciuti, ed è quello che le nonne o le mamme ci hanno sempre insegnato.  

Basterà scaldare un po’ di latte (meglio se senza lattosio)  in un pentolino fino a farlo diventare bollente. Dopodiché, versatelo in una tazza e, al posto dello zucchero, aggiungete un cucchiaino di miele. 

Il latte provoca un effetto di sollievo immediato mentre scende lungo l’esofago per via del calore, ma non ha particolari proprietà curative. Il miele invece, è dotato di straordinarie capacità antinfiammatorie, lenitive e calmanti. Agirà riducendo l’infezione e contrastando le placche batteriche che si formano in gola. 

Infuso di camomilla

La camomilla è un fiore dalle multiproprietà, che non solo è uno tra i migliori rimedi naturali per la tosse, ma risulta benefico per l’intero organismo. 

È anch’essa in grado di sfiammare la zona, ma agisce anche depurando completamente il corpo. La tosse infatti, è generalmente causata da un accumulo di batteri che si sono annidati in gola. E per far sì che guarisca, è necessario eliminare gli agenti batteriologici. La camomilla in questo senso è il rimedio naturale per eccellenza. 

Non aggiungete mai dello zucchero all’infuso, perché non farebbe altro che peggiorare la situazione. Se desiderate addolcire la tisana, anche qui potrete aggiungere un cucchiaino di miele. 

Tisana alla grindelia

Tra i rimedi naturali per la tosse, molti considerano la grindelia come il più efficace di tutti. È una pianta che non è molto conosciuta, ma che si utilizza da sempre per alleviare i sintomi legati a questo malessere. 

La grindelia infatti riesce ad intervenire nella maniera più completa possibile. Ha proprietà antinfiammatorie, e quindi contrasta l’infezione in corso. È in grado di eliminare un grande quantitativo di batteri con la sua azione depurativa ed espettorante. Contribuisce inoltre alla prevenzione, impedendo al disturbo di ripresentarsi. E agisce fluidificando il muco. 

In più però, riesce anche a donare un effetto analgesico ai dolori muscolari. Quando la tosse persiste per molti giorni infatti, si iniziano a sentire dei forti dolori al petto. Questi vengono causati dalla continua contrazione dei muscoli nel momento in cui si tossisce spesso. Le proprietà spasmolitiche della grindelia riusciranno a rilassare i muscoli e le fibre.

È possibile assumere la grindelia sotto forma di tisana.

Foto di Daria-YakovlevaPixabay

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Tendinite: sintomi, cause, rimedi

Tendinite: sintomi, cause, rimedi

La tendinite è un’infiammazione che colpisce uno o più dei 267 tendini presenti nel corpo umano. I tendini non sono nervi, ma sono dei tessuti fibrosi che legano i muscoli alle ossa.
Il muscolo, quando si contrae per creare un movimento, genera una forza che trasmette alle ossa attraverso i tendini. È solo grazie a questi tessuti che è possibile muovere le articolazioni, in quanto hanno la funzione di “connettere” le due parti del corpo.
I tendini sono composti da fibre molto resistenti e robuste, intrecciate perfettamente tra loro. Quando però queste vengono sollecitate eccessivamente, è possibile che si sviluppi l’infiammazione.
Di seguito vediamo sintomi, cause e rimedi per la tendinite.

Tendinite: i sintomi più comuni

La tendinite è un’infiammazione molto comune. Può manifestarsi a seguito di una degenerazione dei tessuti che è avvenuta nel corso del tempo, oppure può essere dovuta ad una sollecitazione improvvisa o ad un movimento troppo brusco.

Generalmente l’infiammazione colpisce i tessuti che circondano le diartrosi (articolazioni mobili). Ovvero le spalle, le ginocchia, i gomiti, le caviglie, le mani e i polsi. Perché appunto sono queste le articolazioni che creano i movimenti.

I sintomi più comuni che si avvertono sono la sensibilità e il dolore al movimento. Diventa difficile spostare normalmente l’arto, così come palparlo con la mano. La sensazione che si avverte è quella di avere un dolore pulsante che impedisce di compiere normali movimenti.

Le possibili cause

La tendinite, di solito, è il risultato di micro-sollecitazioni che vengono esercitate continuamente negli stessi punti.

Per esempio, chi svolge esercizio fisico tutti i giorni, compiendo movimenti molto simili, è più soggetto a sviluppare l’infiammazione. È ancora più frequente che il disturbo si sviluppi quando gli atleti sono soliti sforzare una parte del corpo più delle altre. Come il gomito per i tennisti, o le caviglie per i ballerini.

A lungo andare, queste sollecitazioni continue tendono ad alterare e danneggiare la struttura fibrosa dei tendini. Provocando strappi e lesioni. Col tempo la struttura si rigenera autonomamente, ma le nuove cellule non saranno mai più resistenti come le precedenti. E in questo caso è molto probabile che l’infiammazione si ripresenti.

Possibili condizioni che possono contribuire all’insorgere del disturbo sono:

  • • Traumi fisici;
  • • Postura scorretta;
  • • Sovrappeso;
  • • Malformazioni congenite, come alluce valgo o piede piatto;
  • • Malattie sistemiche, come diabete, artrite, gotta o colesterolo alto.

I rimedi naturali

A seconda dei casi, la tendinite può provocare un dolore molto intenso. In genere, l’infiammazione guarisce nel giro di due settimane. Ma se si sviluppa in forma cronica, può durare addirittura 1 mese e mezzo o anche di più.

Quando si avvertono i primi sintomi del disturbo, è fondamentale che il soggetto mantenga l’arto dolorante a riposo il più possibile. È necessario infatti che questo abbia il tempo di rigenerarsi correttamente.

I rimedi naturali più utilizzati in questi casi per alleviare il dolore sono:

  • • Arnica Montana in gel, è la pianta più efficace in assoluto per alleviare i malesseri legati ad ossa e articolazioni. Ha una straordinaria capacità antinfiammatoria e dona sollievo immediato. È inoltre in grado di dare beneficio a livello psichico, calmando l’irritazione e l’ipersensibilità;
  • •Ruta Graveolens, pianta aromatica che si può trovare sotto forma di pomata, tintura madre, gocce, collirio o granuli. Agisce sui tendini con le sue proprietà sedative, spasmodiche e disinfiammanti. Rilassa muscoli e articolazioni, e diminuisce il gonfiore.

 

Foto di Bruno Germany – Pixabay

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Rimedi naturali per il mal di testa

Rimedi naturali per il mal di testa

Sapevate che esistono dei rimedi naturali per il mal di testa che possono aiutarvi significativamente ad alleviare il dolore? 

Esistono diverse tipologie di cefalea o emicrania, che solitamente si distinguono in base all’entità e alla sede in cui si avverte maggiormente il dolore. 

Le cause possono essere tra le più disparate, come lo stress, le tensioni muscolari, il bruxismo, la sinusite, l’affaticamento degli occhi. Ma è possibile anche che il malessere nasca per via di patologie endocrine, problemi alla circolazione o malattie neurologiche. 

Ovviamente nei casi più gravi è necessario chiedere l’aiuto di specialisti. Per quanto riguarda invece le tipologie più comuni, esistono dei rimedi naturali per il mal di testa che potranno esservi d’aiuto. Vediamo quali sono.

Rimedi naturali per il mal di testa: tisana rilassante

Tra i rimedi naturali per il mal di testa, le tisane sono uno dei più conosciuti e utilizzati. Si consiglia l’assunzione soprattutto quando il dolore è causato da affaticamento, stanchezza o spossatezza. 

Le tisane rilassanti infatti rappresentano un ottimo metodo per depurare l’intero organismo ma a patto di non eccedere per non disidratare il corpo. Esse infatti se da un lato favoriscono il rilassamento, dall’altro sono dall’organismo vissute come fossero diuretici.  Oltre a questo però, le tisane risultano utili per rilassare il soggetto a livello psicosomatico. Riescono a calmare l’attività dei neuroni, riducendo ansia e stress. E, allo stesso tempo, agiscono alleviando le tensioni muscolari e rinforzando il sistema immunitario. 

Le tisane più efficaci per combattere l’emicrania sono a base di camomilla, lavanda, valeriana e melissa. Tutte piante che possiedono straordinarie proprietà distensive, tranquillanti e ansiolitiche. 

Fettine di patata

Le patate non sono solo buonissime da mangiare in qualsiasi modo vengano cucinate, sono anche uno dei rimedi naturali più efficaci contro il mal di testa. 

In questo caso non avrete bisogno di mangiarle, ma dovrete applicare le fettine di patata sulle tempie. Innanzitutto, pulite per bene il tubero prima di rimuovere la buccia. Dopodiché, tagliatelo in fette spesse 1 cm, che posizionerete sulle parti più doloranti. Per mantenerle ferme, potete legarvi attorno alla testa una fascia o un fazzoletto di stoffa (senza stringere troppo).  

Nel giro di mezz’ora, le patate saranno in grado di far sparire del tutto il dolore. Ma come? Questo speciale tubero contiene un’elevatissima concentrazione di potassio e vitamina C. Ed è uno di quegli ortaggi definiti porosi, ovvero che riescono ad assorbire naturalmente la tensione e il calore accumulati. 

Vi stupirete dei benefici della patata contro l’emicrania.

Olio essenziale di menta

L’olio essenziale di menta (biologico puro) è un altro tra i rimedi naturali più efficaci per alleviare i dolori legati al mal di testa. 

È possibile diffonderlo nell’ambiente con diffusori ambientali propri (vedi diffusori aromaterapia). Ma si può inoltre inalare l’aroma direttamente dalla boccetta, o versandone poche gocce su un fazzoletto di stoffa.

Potrete infine applicare 3-4 gocce di olio essenziale di menta direttamente sulle tempie, però dopo averlo diluito con dell’olio vegetale. Massaggiate quindi compiendo dei movimenti circolari, lenti ma decisi.

È un rimedio utile contro tutti i tipi di emicrania. Il dolore sparisce lentamente per via delle proprietà antinfiammatorie, antibatteriche, rinfrescanti e calmanti che possiede l’olio essenziale di menta.

Foto di Darwin LaganzonPixabay

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Sano egoismo: che cos’è e perché dovremmo averlo

Sano egoismo: che cos’è e perché dovremmo averlo

Il sano egoismo è un bisogno naturale insito nell’essenza dell’essere umano. C’è chi lo sviluppa da bambino, chi da ragazzo e chi invece necessita di più tempo. Presto o tardi però, tutti tendono a prendere consapevolezza di quella che realmente è la propria vita, e smettono di dipendere dagli altri.

L’egoismo dunque, visto generalmente come qualcosa di negativo, ha una sua concezione positiva che è in grado davvero di migliorare la vita.

Di seguito vedremo che cos’è il sano egoismo, e perché tutti dovremmo averlo.

Sano egoismo: di cosa parliamo

Il sano egoismo è come un’arte, che per svilupparsi richiede molta forza di volontà, amor proprio e autostima. Se non si ha fiducia in se stessi e nelle proprie potenzialità, si lascerà agli altri il potere di decidere su tutto. Anche sulle cose che riguardano la propria vita.

Questo modo di agire porta a lungo andare ad una sorta di annullamento della persona, dei suoi pensieri e dei suoi bisogni. Non avrà bisogno di pensare, perché a pensare è qualcun altro. Non avrà bisogno di agire, perché a farlo sarà qualcun altro.

Inconsapevolmente, ci si ritrova all’interno di un tunnel (ben sapendo di esserlo) ma di cui ci siamo persi l’entrata ed al punto che, non si riesce a provare soddisfazione per i propri meriti. Perché impantanati dai bisogni degli “altri”.

Proprio per questo motivo, non è una consapevolezza semplice da sviluppare. È necessario compiere un lavoro interiore per accrescere la propria autostima e la fiducia in se stessi.

Allo stesso tempo, sarebbe molto d’aiuto iniziare a fare una selezione tra le persone che fanno parte della propria vita. Tenendo strette quelle con cui ci si sente felici. E trovando la forza invece di allontanare chi prova a limitare questo sviluppo interiore.

Perché tutti dovremmo averlo

L’assenza del sano egoismo nella vita, porta a delle conseguenze che possono essere più o meno gravi. Chi non protegge sé stesso, ma si preoccupa costantemente dell’incolumità e della felicità degli altri, ha più probabilità di sviluppare disturbi legati ad ansia, paura e insoddisfazione.

In tali condizioni, si diventa succubi di chi invece ha un sano egoismo ben sviluppato. Le persone forti e indipendenti alle quali ci si appoggia infatti, arrivano a credere di poter sottomettere chi si mostra più “debole”.

Chi dedica tutto il suo tempo a compiere il volere degli altri, non scoprirà mai l’importanza della propria intimità. Così come non saprà quali sono le sue capacità, le sue potenzialità o le sue preferenze.

Questo perché ci si concentra sempre su ciò che gli altri pensano, vogliono e chiedono. Mentre si dà poca importanza a quello che si è, e che si “desidera“ personalmente. 

Ad un certo punto, è necessario integrare nella propria coscienza  che non bisogna sottostare a niente e nessuno quando si tratta della propria vita. Ogni essere umano, se guarda dentro di sé, può trovare la forza di affrontare autonomamente qualsiasi decisione, situazione o condizione.

 

Una volta compreso questo, stare con gli altri non sarà più un bisogno. Ma una scelta. Il sano egoismo insegna sostanzialmente che “se io ho un problema e tu hai un problema, io ho il bisogno di preoccuparmi prima del mio problema, perché nessun altro può  farlo al posto mio”.

L’accettazione di questo concetto base è senza dubbio un buon inizio per una sana crescita interiore.

Quando io sono in grado di risolvere il mio problema, trasformando alchemicamente il mio piombo in oro, solamente allora potrò aiutare qualcun’altro, con la mia semplice presenza e testimonianza ad aiutare se stesso.

Foto di John Hain – Pixabay

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Sottomissione nella coppia: effetti psicosomatici

Sottomissione nella coppia: effetti psicosomatici

La sottomissione nella coppia è un rischio che può riservare conseguenze piuttosto pericolose. Proprio perché, una volta che si è innescato il meccanismo, è davvero difficile che la relazione tossica possa poi trasformarsi in un rapporto di coppia sano. 

Generalmente, una relazione di questo genere è formata da una persona che domina e da un’altra che si lascia dominare. Per volere, paura, oppure semplicemente perché non conosce altro modo di rapportarsi ad un’altra persona.

Vediamo quali sono le conseguenze psicosomatiche in caso di sottomissione nella coppia.

Sottomissione nella coppia: dominanza o masochismo? 

Come abbiamo accennato prima, quando è presente una sorta di sottomissione nella coppia, si tratta generalmente di una relazione tossica. Il che significa che probabilmente, più che un rapporto d’amore, è un legame basato sulla dipendenza dall’altro. 

Le relazioni di questo tipo possono avere due possibili scenari: 

  • Uno dei due partner è aggressivo o violento (anche verbalmente), e impone la sua volontà su un partner debole. In tal caso, la persona sottomessa è consapevole della tossicità del rapporto, ma non lo interrompe per paura;
  • Uno dei partner ha un temperamento naturalmente dominante, mentre l’altro ha un carattere più accondiscendente. Qui è possibile che non ci sia una vera e propria sottomissione da parte della persona più “forte”, ma la parte debole lascia che l’altro decida per tutto, mettendo sempre da parte il suo volere. È probabile che la persona si lasci sottomettere “volutamente” perché soffre di bassa autostima, dipendenza affettiva e masochismo.

In entrambi i casi comunque, un rapporto di questo tipo tenderà a svilupparsi in maniera negativa. 

Il presupposto di una relazione sana é il rispetto reciproco e l’assenza di bisogno.

I possibili effetti psicosomatici 

Quando è presente una forma di sottomissione nella coppia, il partner debole ad un certo punto sentirà il bisogno di ribellarsi. Questo perché avrà vissuto l’intera relazione con una sofferenza tale che, alla fine, gli avrà permesso di “aprire gli occhi” e voler essere più forte.  

In entrambe le situazioni che abbiamo visto poco fa infatti, il partner sottomesso non riesce a comunicare la sua insofferenza e la sua insoddisfazione. Questo lo porta a sviluppare una rabbia interna sia contro sé stesso (perché si lascia dominare), sia contro il partner (perché domina volutamente, o perché ha un temperamento naturalmente più forte). 

Vivendo una relazione di questo tipo, ci saranno tanti momenti nei quali la parte sottomessa si sentirà perduta, sola e incapace di reagire. E tutto ciò può tradursi in episodi di ansia, depressione, sensazione di fallimento e di insoddisfazione generale. 

D’altra parte, chi domina, constatando lo stato di disagio e di sempre minore indipendenza dell’altro , si sentirà in dovere di calcare la mano. 

Questa costante infelicità si ripercuote sul benessere fisico. Possono manifestarsi frequenti mal di pancia, mal di testa, tensioni muscolari, spossatezza, difficoltà a respirare e mancanza di energia. Se la situazione si protrae per molti anni, c’è anche la probabilità che si sviluppi un esaurimento nervoso che porta la persona sottomessa a fare cose che non avrebbe mai pensato di poter fare. 

Infatti, come dicevamo, è inevitabile che ad un certo punto il partner debole tenda a ribellarsi. In questo caso è necessario stare molto attenti. Perché è possibile che, per via della troppa sofferenza vissuta, faccia fuoriuscire la sua rabbia repressa in maniera reattiva e fuori misura. 

Nei casi migliori, la parte debole si allontana dalla parte dominante perché si accorge che la sua vicinanza non gli consente di stare bene. Nei casi peggiori invece, il partner sottomesso arriva a compiere gesti estremi per far del male a sé stesso oppure all’altro partner. 

 

Foto di Dina Dee da Pixabay

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