Tendinite: sintomi, cause, rimedi

Tendinite: sintomi, cause, rimedi

La tendinite è un’infiammazione che colpisce uno o più dei 267 tendini presenti nel corpo umano. I tendini non sono nervi, ma sono dei tessuti fibrosi che legano i muscoli alle ossa.
Il muscolo, quando si contrae per creare un movimento, genera una forza che trasmette alle ossa attraverso i tendini. È solo grazie a questi tessuti che è possibile muovere le articolazioni, in quanto hanno la funzione di “connettere” le due parti del corpo.
I tendini sono composti da fibre molto resistenti e robuste, intrecciate perfettamente tra loro. Quando però queste vengono sollecitate eccessivamente, è possibile che si sviluppi l’infiammazione.
Di seguito vediamo sintomi, cause e rimedi per la tendinite.

Tendinite: i sintomi più comuni

La tendinite è un’infiammazione molto comune. Può manifestarsi a seguito di una degenerazione dei tessuti che è avvenuta nel corso del tempo, oppure può essere dovuta ad una sollecitazione improvvisa o ad un movimento troppo brusco.

Generalmente l’infiammazione colpisce i tessuti che circondano le diartrosi (articolazioni mobili). Ovvero le spalle, le ginocchia, i gomiti, le caviglie, le mani e i polsi. Perché appunto sono queste le articolazioni che creano i movimenti.

I sintomi più comuni che si avvertono sono la sensibilità e il dolore al movimento. Diventa difficile spostare normalmente l’arto, così come palparlo con la mano. La sensazione che si avverte è quella di avere un dolore pulsante che impedisce di compiere normali movimenti.

Le possibili cause

La tendinite, di solito, è il risultato di micro-sollecitazioni che vengono esercitate continuamente negli stessi punti.

Per esempio, chi svolge esercizio fisico tutti i giorni, compiendo movimenti molto simili, è più soggetto a sviluppare l’infiammazione. È ancora più frequente che il disturbo si sviluppi quando gli atleti sono soliti sforzare una parte del corpo più delle altre. Come il gomito per i tennisti, o le caviglie per i ballerini.

A lungo andare, queste sollecitazioni continue tendono ad alterare e danneggiare la struttura fibrosa dei tendini. Provocando strappi e lesioni. Col tempo la struttura si rigenera autonomamente, ma le nuove cellule non saranno mai più resistenti come le precedenti. E in questo caso è molto probabile che l’infiammazione si ripresenti.

Possibili condizioni che possono contribuire all’insorgere del disturbo sono:

  • • Traumi fisici;
  • • Postura scorretta;
  • • Sovrappeso;
  • • Malformazioni congenite, come alluce valgo o piede piatto;
  • • Malattie sistemiche, come diabete, artrite, gotta o colesterolo alto.

I rimedi naturali

A seconda dei casi, la tendinite può provocare un dolore molto intenso. In genere, l’infiammazione guarisce nel giro di due settimane. Ma se si sviluppa in forma cronica, può durare addirittura 1 mese e mezzo o anche di più.

Quando si avvertono i primi sintomi del disturbo, è fondamentale che il soggetto mantenga l’arto dolorante a riposo il più possibile. È necessario infatti che questo abbia il tempo di rigenerarsi correttamente.

I rimedi naturali più utilizzati in questi casi per alleviare il dolore sono:

  • • Arnica Montana in gel, è la pianta più efficace in assoluto per alleviare i malesseri legati ad ossa e articolazioni. Ha una straordinaria capacità antinfiammatoria e dona sollievo immediato. È inoltre in grado di dare beneficio a livello psichico, calmando l’irritazione e l’ipersensibilità;
  • •Ruta Graveolens, pianta aromatica che si può trovare sotto forma di pomata, tintura madre, gocce, collirio o granuli. Agisce sui tendini con le sue proprietà sedative, spasmodiche e disinfiammanti. Rilassa muscoli e articolazioni, e diminuisce il gonfiore.

 

Foto di Bruno Germany – Pixabay

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Rimedi naturali per il mal di testa

Rimedi naturali per il mal di testa

Sapevate che esistono dei rimedi naturali per il mal di testa che possono aiutarvi significativamente ad alleviare il dolore? 

Esistono diverse tipologie di cefalea o emicrania, che solitamente si distinguono in base all’entità e alla sede in cui si avverte maggiormente il dolore. 

Le cause possono essere tra le più disparate, come lo stress, le tensioni muscolari, il bruxismo, la sinusite, l’affaticamento degli occhi. Ma è possibile anche che il malessere nasca per via di patologie endocrine, problemi alla circolazione o malattie neurologiche. 

Ovviamente nei casi più gravi è necessario chiedere l’aiuto di specialisti. Per quanto riguarda invece le tipologie più comuni, esistono dei rimedi naturali per il mal di testa che potranno esservi d’aiuto. Vediamo quali sono.

Rimedi naturali per il mal di testa: tisana rilassante

Tra i rimedi naturali per il mal di testa, le tisane sono uno dei più conosciuti e utilizzati. Si consiglia l’assunzione soprattutto quando il dolore è causato da affaticamento, stanchezza o spossatezza. 

Le tisane rilassanti infatti rappresentano un ottimo metodo per depurare l’intero organismo ma a patto di non eccedere per non disidratare il corpo. Esse infatti se da un lato favoriscono il rilassamento, dall’altro sono dall’organismo vissute come fossero diuretici.  Oltre a questo però, le tisane risultano utili per rilassare il soggetto a livello psicosomatico. Riescono a calmare l’attività dei neuroni, riducendo ansia e stress. E, allo stesso tempo, agiscono alleviando le tensioni muscolari e rinforzando il sistema immunitario. 

Le tisane più efficaci per combattere l’emicrania sono a base di camomilla, lavanda, valeriana e melissa. Tutte piante che possiedono straordinarie proprietà distensive, tranquillanti e ansiolitiche. 

Fettine di patata

Le patate non sono solo buonissime da mangiare in qualsiasi modo vengano cucinate, sono anche uno dei rimedi naturali più efficaci contro il mal di testa. 

In questo caso non avrete bisogno di mangiarle, ma dovrete applicare le fettine di patata sulle tempie. Innanzitutto, pulite per bene il tubero prima di rimuovere la buccia. Dopodiché, tagliatelo in fette spesse 1 cm, che posizionerete sulle parti più doloranti. Per mantenerle ferme, potete legarvi attorno alla testa una fascia o un fazzoletto di stoffa (senza stringere troppo).  

Nel giro di mezz’ora, le patate saranno in grado di far sparire del tutto il dolore. Ma come? Questo speciale tubero contiene un’elevatissima concentrazione di potassio e vitamina C. Ed è uno di quegli ortaggi definiti porosi, ovvero che riescono ad assorbire naturalmente la tensione e il calore accumulati. 

Vi stupirete dei benefici della patata contro l’emicrania.

Olio essenziale di menta

L’olio essenziale di menta (biologico puro) è un altro tra i rimedi naturali più efficaci per alleviare i dolori legati al mal di testa. 

È possibile diffonderlo nell’ambiente con diffusori ambientali propri (vedi diffusori aromaterapia). Ma si può inoltre inalare l’aroma direttamente dalla boccetta, o versandone poche gocce su un fazzoletto di stoffa.

Potrete infine applicare 3-4 gocce di olio essenziale di menta direttamente sulle tempie, però dopo averlo diluito con dell’olio vegetale. Massaggiate quindi compiendo dei movimenti circolari, lenti ma decisi.

È un rimedio utile contro tutti i tipi di emicrania. Il dolore sparisce lentamente per via delle proprietà antinfiammatorie, antibatteriche, rinfrescanti e calmanti che possiede l’olio essenziale di menta.

Foto di Darwin LaganzonPixabay

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Lesioni Fluidiche: Vivere senza Stress e Strains!

Lesioni Fluidiche: Vivere senza Stress e Strains!

Le lesioni fluidiche sono causate principalmente dallo stress?

Innanzitutto oggi parlare di stress è divenuta quasi una moda, perdendo così il significato originale del concetto.
Stress significa banalmente stimolo, il quale si presenta sotto diverse forme e con diversi effetti dipendenti dalla sua origine, che può essere esogena o endogena.

Se il termine si riferisce a uno stimolo, la persona stressata sarà solamente una persona soggetta a una sovra stimolazione, rispetto al suo regime di tolleranza (che è estremamente soggettiva).

Questo stato dell’essere genera un malessere generalizzato nell’individuo, il quale può, anche non esserne consapevole. Riducendo così la sintomatologia a fattori casuali, e va detto che molto in tali circostanze, dipende anche dall’inclinazione caratteriale del soggetto.

Se vuoi approfondire l’argomento, leggi anche “Il linguaggio dei fluidi: l’ascolto tattile“.

Lesioni Fluidiche e Stress spiegati da Fabio Rizzo

I problemi di lesioni fluidiche sono collegati a diversi fattori, possono essere esterni (traumatici), e interni (emozionali).

Il corpo all’interno della parte strutturale ha una interfaccia composta da fluidi, che sono la linfa, il sangue e il liquido cefalo-rachidiano.

Quando riceviamo un impatto stressante dall’esterno (psichico-emozionale o fisico poco importa) il corpo attiva bio-logicamente dappertutto delle “barriere fluidiche” ad auto-protezione del proprio sistema. Che rimangono attive ed efficaci fino a quando non verranno opportunamente disattivate.

Hans Selye, medico austro-canadese, conia per primo già nella metà degli anni ’50 del secolo scorso la parola “stress” definendolo “una sollecitazione fatta al nostro organismo (sollecitazione aggressiva o non) alla quale sia possibile o meno adattarsi e alle quali sia possibile o impossibile rispondere”.

Egli definì “Sindrome Generale di Adattamento” quelle risposte che l’organismo mette in atto quando è soggetto agli effetti prolungati di svariati tipi di stressor. Quali stimoli fisici (fatica), mentali (impegno lavorativo), sociali o ambientali (obblighi o richieste dell’ambiente sociale).

Esse sono delle risposte di congelamento, Selye evidenziò per primo la risposta intima di sensazioni inibitrici provenienti da condizionamenti esterni. In grado di produrre allarme-resistenza-esaurimento tensioni e rigidità che egli chiamò strains.

Il termine stesso “Stress” si coniugò nell’uso comune perfettamente con il termine “Strain” divenendo per gli anglosassoni un’unica parola, Stress and Strains.

Questa risposta di tipo “mammifera” di congelamento è un sistema di auto protezione che nel lungo periodo purtroppo fa divenire l’esistenza una “sopravvivenza”.

Una differenza sostanziale tra una persona che vive senza Strains e chi pur non sapendo di viverli li vive, risiede nel vissuto intimo, nella percezione della gioia di vivere e libertà creativa. Una sensazione di assenza da costrizioni e libertà dal dover essere in “reazione” e in “allarme” permanente, percezioni esattamente tipiche di chi è “costretto” a vivere sotto Strains.

Conclusioni

Arrivati a questo punto, avete sicuramente capito cosa sono le lesioni fluidiche, e perché è cosi importante armonizzare le barriere fluidiche per poter ripristinare la corretta circolazione dei fluidi corporei.

Ora non vi resta che provare, su voi stessi, i benefici dell’osteofluidica che vi rigenererà completamente sia la mente che il corpo.

Invitiamo tutti a seguirci sulla nostra pagina Facebook (@osteopatiafluidica), e suggeriamo a chi è interessato a quest’argomento, di dare un’occhiata al post successivo a questo articolo.

Troverete un video informativo in cui Fabio Rizzo ci illustrerà il suo punto di vista sulle lesioni fluidiche.

Osteofluidica Cranio Sacrale: scacco matto allo stress!

Osteofluidica Cranio Sacrale: scacco matto allo stress!

Quando il corpo è liberato, trova da solo la soluzione ai suoi problemi”: questo è il principio cardine su cui si fonda l’Osteofluidica cranio sacrale.

Una metodologia ideata dal prof. Maurice Raymond Poyet osteopata francese scomparso nel 1996, allo scopo di restituire all’organismo le sue potenzialità di “auto-riequilibrio energetico”. Un veloce rilancio dell’energia all’interno del corpo, senza utilizzare alcuna manipolazione strutturale, ma solo leggeri sfioramenti che riproducono, in un certo senso, la leggerezza di una farfalla che si posa su un fiore.

L’idea di benessere e relax è già nell’aria, vero?

Bene, per saperne di più, wellMe ha intervistato un esperto in materia: Fabio Rizzo.

Massofisioterapista, osteopata, kinesiologo, naturopata, riflessologo (specializzatosi in Francia). Pratica ed insegna questa disciplina integrandola con le sue esperienze di kinesiologia, medicina tradizionale cinese e riflessologia.

Cosa s’intende esattamente per Osteofluidica Cranio Sacrale?

L’Osteofluidica Cranio Sacrale è una tecnica di medicina naturale utile per risolvere diversi disturbi dell’organismo. Ripristinando l’equilibrio dei ritmi biologici (linfa, sangue e liquido cefalorachidiano) e permettendo ottimi risultati fin dalla prima seduta.

Poyet sosteneva l’idea della globalità, per cui la persona è un “piccolo Tutto” inserito nel contesto di “un grande Tutto” (il mondo). All’interno del piccolo Tutto riveste grande importanza l’insieme composto da osso sacrocolonna vertebralecranio, concepito come un computer. Di cui l’osso sacro rappresenta la tastiera, la colonna vertebrale il cavo di connessione e il cranio il monitor.

Gli sfioramenti dolci eseguiti principalmente sull’osso sacro sono il “pezzo forte” di questa disciplina. Digitando, infatti, sulla tastiera di comando gli input codificati dal metodo, essi permettono all’organismo di recuperare la migliore circolazione energetica possibile. Liberandolo inoltre dai blocchi che intralciano il libero flusso dell’energia dal coccige fino al cranio.

Questi “blocchi” rappresentano i nostri stress?

Certamente. E l’obiettivo è proprio quello di riportare armonia: all’origine dei nostri malesseri, infatti, ci sono disarmonie. Ogni volta che il nostro corpo vive uno stress (e in media ogni persona ne affronta uno importante a settimana!), esso reagisce “globalizzandone l’impatto”. Questo avviene per renderlo il più tollerabile possibile per la distribuzione di energia (creando un equilibrio di compensazione).

Ciò comporta, al tempo stesso, un “immagazzinare in memoria” le tracce degli squilibri compensati. I risultati del fenomeno, con il passare del tempo, sono i seguenti: alterazioni alla struttura dei muscoli, dei tendini, delle articolazioni,  e delle vertebre.

A questo punto saremo in grado di capire da soli che qualcosa non sta funzionando come dovrebbe…

Possiamo dire, quindi, che l’Osteofluidica Cranio Sacrale sia utile per problemi psicosomatici? E, in genere, a chi è consigliata?

Qualsiasi stress fisico (come un trauma) o emotivo (un forte turbamento, un dolore, non poter rivelare un segreto, un conflitto relazionale sociale oppure affettivo ) si ripercuote sull’intero organismo.

Molte emozioni, ad esempio, si riflettono sulla muscolatura e sulla postura. Pensiamo alla necessità di controllare i propri sentimenti (che porta a serrare con forza le mascelle o i glutei o stringere i pugni) o ad episodi in cui l’ansia e la paura inducono una chiusura anomala delle spalle.

Personalmente opero sull’ energia vitale dei miei pazienti in maniera differenziata, a seconda delle manifestazioni psicosomatiche localizzate in precisi punti che impediscono all’energia di fluire dove necessita. In generale, essendo un trattamento dolce e non invasivo, il Metodo è privo di controindicazioni e adatto a tutti.

In particolare, è d’aiuto in casi di : lombalgie, cervicalgie, traumi da cadute, sinusiti, allergie, mal di testa, emicranie, per l’apparato riproduttivo, per la gravidanza, mestruazioni dolorose. O ancora dopo il parto per riequilibrare il bacino, per il bambino, per il trattamento delle cicatrici, attacchi di panico, ansia.

Come si svolge una seduta e quante ne occorrono per verificare i primi risultati?

Una seduta di Osteofluidica Cranio Sacrale consente un’autocorrezione spontanea da parte dell’organismo, senza forzature. Per ottenere risultati sensibili possono bastare tre sessioni o, a seconda dei casi, anche una soltanto.

Per quasi tutto il tempo della seduta la persona rimane sdraiata, in alcuni momenti a pancia in giù, in altri a pancia in su e può rimanere tranquillamente vestita. La durata è di poco più di un’ora e sono necessarie, per un buon mantenimento nel tempo, almeno due sedute l’anno.

Le diverse fasi di cui si compone una sessione sono 4.

La prima riguarda l’ascolto tattile: si verifica lo stato di compensazione in atto in quel momento, “ascoltando con le mani” come l’energia circola in ogni regione del corpo.

Dopo questa fase preliminare si passa al vero e proprio piano d’azione: l’operatore libera dallo stress accumulato cercando di agire localmente per sciogliere i nodi di tensione e liberare l’organismo nel suo insieme, dolcemente e gradualmente, dai blocchi energetici.

La terza fase prevede la concentrazione dell’operatore sull’osso sacro, a partire dal quale si avvia il ripristino del flusso energetico. Grazie a sfioramenti veloci e delicati (mai più forti di una farfalla che si appoggia su un fiore), si suggerisce un’informazione di rilancio dei fluidi all’organismo, che sarà libero di accettarla o meno, senza imposizioni. Una volta terminata la seduta il paziente è invitato ad alzarsi e “fissare nella coscienza” corporea l’equilibrio fluidico ritrovato.

La quarta fase, infatti, riguarda l’accertamento energetico che l’operatore effettua toccando determinati punti del cranio, così da verificare gli effetti stessi della seduta.

Dove è possibile recarsi e come si può fare per imparare il metodo che lei insegna?

Per agenzie e direzioni didattiche o imprese interessate alla formazione e per chi fosse interessato a trattamenti di osteofluidica si possono trovare maggiori informazioni sul mio sito www.osteopatiafluidica.com.

Foto di Nico H. da Pixabay

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Voglie in gravidanza: leggenda o realtà?

Voglie in gravidanza: leggenda o realtà?

Navigando qui e là per internet mi imbatto in queste domande sulle voglie in gravidanza e relativa risposta “scientifica” e molto sintetica…

Voglie in gravidanza: il caso

Salve dottoressa,volevo chiederle se è vero che se non si soddisfa una voglia in gravidanza il bambino può venire fuori con delle macchie sul corpo, tipo di fragola o altre cose del genere. Visto che sono una persona golosa vorrei sapere lei che ne pensa a proposito di questo argomento. Grazie.

Cara dottoressa, sono una signora incinta al terzo mese e le vorrei rivolgere delle domande. E’ vero che quando una è incinta quello che vede deve assaggiare se no gli può capitare che il bambino abbia una macchia nel posto in cui la mamma si tocca con la mano?Mi hanno detto che se una vede (per esempio) le cotiche di maiale e non le assaggia il bambino può venire fuori con un pezzo di pelle uguale a quella del maiale è possibile?La prego mi risponda perchè questi dubbi mi stanno ossessionando e non ne parlo con la mia ginecologa per paura che mi prenda per pazza.La ringrazio in anticipo.

Risposta:

Si chiamano così quegli improvvisi, irresistibili, urgenti desideri di qualche cibo in particolare che rendono nervose, irritabili e capricciose almeno fino alla soddisfazione degli stessi.

A dar retta alle leggende popolari tramandate di bocca in bocca o alle nostre nonne, se questi desideri non vengono soddisfatti in fretta e la futura mamma rimane, appunto, con la ‘voglia’ di qualcosa. Il bambino nascerà con quella voglia sottoforma di macchia sulla pelle, macchia che per forma e colore ricorderà il cibo tanto desiderato. Si avranno così macchie biancastre se la voglia era di latte o piccole escrescenze scure se la preferenza era per le more.

Ovviamente (e meno male…) i medici e la scienza in genere smentiscono tutto ciò. Non c’è collegamento tra le macchie cutanee del bambino e i gusti alimentari della mamma. Quelle macchie sono solo ‘angiomi’ e possono presentarsi indipendentemente dall’alimentazione della gestante.

Fine.

Non riesco a trattenermi dall’esprimere sull’argomento  un punto di vista un po’ piu “integrato”,buona lettura…

Foto di Tawny van Breda da Pixabay

Voglie in gravidanza: cambio di prospettiva

Una donna gestante,è presa improvvisamente dal desiderio di una data sostanza alimentare o solida o liquida.  Essa entra in uno stato ansioso e agitato che si calma quando è appagato il suo desiderio.

Ma se in questo stato di sovreccitazione nervosa ,essa si tocca con la punta delle dita in una parte qualsiasi del corpo,il neonato porterà impressi sulla pelle segni e macchie (sono queste le voglie in gravidanza) corrispondenti per forma e colore alle sostanze che furono oggetto della voglia,e topograficamente situato nel punto preciso corrispondente a quello toccato dalla madre nel proprio corpo.

La mano della madre sarebbe dunque conduttrice di un onda elettromagnetica che attraversando fulmineamente i suoi tessuti andrebbe  a scaricarsi,a convibrare ,con un perfetto e omologo parallelismo nel segmento fetale corrispondente.

Come un metallo fuso aderisce alla forma che lo contiene in ogni più piccola porzione,cosi il feto aderisce alla madre. I nei non presentano sintomi subiettivi e hanno immutabilità topografica:possono  tuttavia crescere o diminuire in rapporto alle stagioni quando rappresentano frutti o simili. Si resta sorpresi dalla precisa coincidenza dei nei con le linee tracciate dall’anatomia di alcune regioni.

Sarà solamente suggestione?

Attribuire questi fenomeni alla suggestione,che è una parola come un’altra,non una spiegazione. Fa venire in mente l’avvertimento di Mefistofele allo scolaro:”Là dove mancano i concetti metti una parola,con cui ti sarà facile disputare e apparecchiare un sistema”. Si suggestionano anche gli animali?

S.Agostino nel libro decimo della Città di Dio,narra che Giacobbe per variare i parti delle pecore,quando voleva prodotti bianchi metteva nell’abbeveratoio delle pecore gravide bacchette di pioppo sbucciato,e quando voleva prodotti neri metteva bacchette di colore scuro. E anche gli allevatori di cavalli quando vogliono prodotti di manto bianco usano distendere panni bianchi davanti alla femmina in atto di essere fecondata.

Ma non sempre i nei materni si distribuiscono lungo le vie nervose. Anzi spesso seguono la disposizione di territori vascolari periglandolari e soprattutto intorno i follicoli dei peli,da qui la frequenza di nei pelosi.

Secondo lo spessore e la qualità dei tessuti interessati possono essere angiomi,fibromi,macrodermie varie  e volgersi anche a natura sarcomatosa ed epiteliomatosa. Quindi i nei appaiono come un tratto d’unione fra la voglia materna di natura semplicemente pigmentaria e una neoplasia che si può trasformare in tumore maligno.

Come nascono le voglie

Le voglie in gravidanza sorgono per un eccitazione  esterna per mezzo degli organi dei sensi per lo più della vista e dell’odorato.

I casi sono due: o la madre ha veramente desiderio di una certa sostanza,o questa si presenta a lei casualmente facendo nascere la voglia in gravidanza che prima non c’era;in tal caso la madre è passiva non ha la voglia;è la sostanza che si impone a lei,quasi con ripugnanza.

Talvolta il bisogno sorge impellente ed è strano che molte volte sia di cotica di maiale con relativi peli. Meriterebbe questa particolarità un indagine approfondita.

Altre volte,la gestante non pensa e desidera nulla;ma se in una gastronomia viene esposto un fegato di maiale sul banco degli alimenti,la gravida lo stampa sull’avanbraccio del neonato con relativi lobi e colorito rosso bruno

Ma se la vetrina di un pasticcere fa mostra di cioccolato e la gravida in atto di meraviglia e di desiderio porta la mano alla faccia,la figlia che nasce porterà sulla regione zigomatica sinistra,una macchia nerastra corrispondente per forma e grandezza al polpastrello del dito medio della madre.

In questi e altri casi si nota sempre la predominanza del colore rosso,vale a dire l’azione di una vibrazione a lunghezza d’onda determinata;e sappiamo,d’altra parte,che piante e animali si sviluppano meglio sotto l’influenza di radiazioni rosse.

Queste pigmentazioni cutanee diventano più appariscenti nelle stagioni corrispondenti alla maturazione dei rispettivi frutti. Esse dunque entrano in risonanza con la natura esteriore sintonizzandosi alla lunghezza d’onda propria del soggetto.  Ma in altri casi,la voglia materna si dematerializza ancora per assumere un più profondo significato.

Il rapporto tra il nascituro e il mondo esterno

Una contadina gravida è sorpassata per la via Salaria da un pecoraio della campagna romana che porta nel suo carretto latte e ricotta. La buona donna prosegue la strada fino alla lontana chiesa di S. Agostino,inseguita da un disgustoso odore di ricotta.

Il figlio che nasce presenta sul dorso un lembo di cute disegnata a cestello di vimini in mezzo alle cui maglie,traspare il bianco della ricotta. In questo caso la madre è stata intermediaria inconscia tra il nascituro e il mondo esterno.

Una signora che trovasi alla sua prima gravidanza(ne seguirono altre sei perfettamente normali) nottetempo è assalita dalla voglia di Cassia,che è una pianta esotica delle indie Orientali. La signora non aveva mai visto quest’albero:né è cosa desiderabile un purgante come è la polpa di Cassia. Il figlio nasce con una bacca di Cassia riprodotta sulla regione perineale.

Allora sorge la domanda:la voglia “in gravidanza” proviene dalla madre o dal figlio? La risposta diventa meno ardua quando si osserva il modo di comportarsi delle gravidanze gemellari rispetto alle voglie materne.

Voglie e gravidanza gemellare

Una contadina nelle vicinanze di Firenze passando dinanzi alla fattoria di un antico castello,sente la voglia di vino e dopo essere stata soddisfatta,sorge una seconda voglia anch’essa appagata con un secondo bicchiere di vino.

La donna appena fuori dalla fattoria,percepisce una terza voglia che,per vergogna,non vuole soddisfare e si sforza di tornare a casa dove poco dopo abortisce. Essa aveva tre feti e per ognuno di essi aveva avuto voglie in gravidanza. E quindi la richiesta non veniva da lei ma dai figli.

Soddisfatti due di essi,il terzo essere in formazione aveva in qualche modo sentito la mancanza di questo stimolo di ordine simbiotico?

Non certo di ordine chimico. Poiché le linfe materne andavano a tutti e tre i feti, due restarono appagati, il terzo no,perché non ebbe il vino richiesto e provocò l’aborto. Si direbbe per via psichica,come per una mancata simmetria dell’edificio in formazione: tre torri sopra una stessa piattaforma.

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